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Abbazia Santa Giustina a Sezzadio: viaggio alle origini del Monferrato

L’antica Abbazia Santa Giustina di Sezzadio, gioiello del romanico piemontese, sarà visitabile anche nell’estate 2026 grazie ad una serie di aperture straordinarie e ad una proficua collaborazione tra l’attuale proprietà GT Villa Badia srl, Il Comune di Sezzadio ed un gruppo di volontari che, con molta dedizione e professionalità, accompagnano i gruppi di visitatori.

Sezzadio, sebbene adesso possa sembrare un placido paese di pianura, nei secoli passati fu un crocevia di passaggi di pellegrini, mercanti e viandanti poiché era posto sulla strada romana Aemilia Scauri che collegava Placentia (attuale Piacenza) con Vada Sabatia (ora Vado Ligure). La costruzione di questa importante via venne decisa dal censore Marco Emilio Scauro nel 109 a.C.

Talvolta, quando si parla di Monferrato, il pensiero corre subito alle colline morbide, ai vigneti ordinati, ai paesaggi che profumano di quiete. Eppure questo territorio è anche storia antica, arte silenziosa e spiritualità profonda: un’eredità che sopravvive nelle sue abbazie, nelle pievi o in ciò che il tempo ha lasciato.

È da qui che voglio partire, da Santa Giustina: un luogo che custodisce le origini del Monferrato e che merita di essere riscoperto. Pronti a iniziare questo viaggio alle radici del territorio monferrino?

Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio | Medioevo e Monferrato

Storia dell’Abbazia di Sezzadio

La sua storia è legata a doppio filo con quella del monachesimo in Europa e, come molte altre abbazie e monasteri, ha vissuto un’alternanza ciclica tra periodi di grande splendore ed altri di declino ed abbandono.

Secondo la leggenda il re longobardo Liutprando, che era stato mandato in esilio in Germania, durante il viaggio di rientro in Italia nell’anno 722 dopo Cristo, mentre percorreva la Via Aemilia Scauri, si fermò in questa zona per riposare sotto una quercia.

Appoggiò sul terreno un vaso con le relique di Santa Giustina e, al suo risveglio, vide questo vaso svolazzare tra un ramo e l’altro della quercia senza mai fermarsi. Convinto che ci fosse un progetto divino dietro a questo fenomeno, Liutprando decise di far erigere in quel luogo una piccola cappella e dedicarla a questa santa. Il nucleo più antico di Santa Giustina e che risalirebbe al periodo longobardo è la cripta seminterrata che è posta sotto al presbiterio.

I Longobardi erano pagani e credevano in divinità germaniche come Odino o Wotan, successivamente diventarono ariani e poi si convertirono al cattolicesimo tra la fine del VI e l’VIII secolo nel periodo in cui conquistarono ed occuparono numerosi territori in Italia.

Visite guidate alla Chiesa di Santa Giustina a Sezzadio | Info, date ed orari
Il suggestivo interno visto dal portone di accesso

Nell’anno 934 due sposi di origine tedesca, durante un viaggio verso Roma per adempiere ad un voto e ringraziare Dio ed il Papa di avergli dato la possibilità di avere un figlio e quindi un erede, furono costretti a sostare presso la cappella voluta la Liutprando perché la sposa era in preda alle doglie. Qui nacque un bambino che venne chiamato Aleramo. Tuttavia, dopo pochi mesi, i due sposi decisero di riprendere il viaggio verso Roma e lasciarono il bimbo a Sezzadio con la nutrice tedesca, con l’intenzione di riprenderlo al ritorno da Roma.

Purtroppo però i genitori di Aleramo non fecerono più rientro perché morirono in circostanze misteriose, non si sa bene se durante i viaggi oppure nella città di Roma. Il bambino, rimasto orfano, venne accolto dai feudatari di Sezzadio che lo crebbero. Da ragazzo imparò l’uso delle armi e divenne un buon soldato. Ottone I di Sassonia verso la metà dell’anno 900 scese in Italia per sedare alcune rivolte dei primi comuni che cercavano di rendersi indipendenti dall’egida del sovrano di origine tedesca. I feudi alleati con Ottone I, come ad esempio quello di Sezzadio, si impegnarono a fornire armi ed armigeri al sovrano per sostenerlo in queste battaglie.

Tra tutti i soldati, Aleramo si distinse in una battaglia sotto alle mure della città ribelle di Brescia ed Ottone I di Sassonia lo invitò a corte. Qui scoccò il più classico colpo di fulmine con Adelasia (o Alasia), una delle figlie dell’imperatore tedesco ed i due fuggirono insieme trovando riparo in Liguria nell’attuale cittadina di Alassio, il cui nome deriverebbe da quello della ragazza.

Santa Giustina a Sezzadio: una perla romanica nel Monferrato
Veduta dal presbiterio

Nel frattempo la coppia ebbe un figlio maschio al quale venne messo il nome del nonno ossia Ottone. Aleramo si adoperò in ogni modo per mantenere la sua famiglia ed entrò a servizio del potente Vescovo di Albenga. Dopo alcuni anni, padre e figlio, andarono nuovamente in aiuto di Ottone che era stato costretto a ritornare in Italia per sedare alcune rivolte.

Aleramo si distinse nuovamente in battaglia ma non volle palesarsi ad Ottone I anche perché gli aveva sedotto e rapito una delle figlie. Tuttavia, convinto dal Vescovo di Albenga, rivelò la sua identità all’imperatore che lo perdonò. In segno di stima Ottone I nominò Aleramo e tutti i suoi discendenti Marchesi di un’ampia porzione di territorio situata nella parte sud dell’attuale Piemonte.

Secondo una leggenda, presente in alcuni testi antichi e riportata anche dal poeta Giosuè Carducci, il territorio messo a disposizione da Ottone avrebbe dovuto essere “conquistato” da Aleramo in un modo molto particolare.

Ottone I promise infatti ad Aleramo che, tutto il perimetro del territorio che sarebbe riuscito a percorrere a cavallo in 3 giorni e 3 notti, sarebbe poi entrato a far parte del suo marchesato. Aleramo dovette utilizzare ben 3 cavalli anche perché uno morì per lo sforzo e ad un altro fu costretto a fissargli il ferro con un oggetto di fortuna. Non trovando altro prese un mattone (“mòn” in piemontese) e ferrò il cavallo, da qui deriverebbe il nome Monferrato.

Nonostante le difficoltà, Aleramo riuscì a compiere l’impresa e ad aggiudicarsi una consistente porzione di terre e da allora è riconosciuto come il fondatore del Monferrato.

Santa Giustina a Sezzadio: info, date ed orari di visita
La scritta sul pavimento della cripta

Al di sopra della piccola chiesetta di Liutprando venne poi innalzato in epoche successive un vasto complesso abbaziale. Un nipote di Aleramo e Signore di Sezzadio, un certo Otbertus, nel 1030 si fece carico di costruire un’abbazia sopra ed attorno alla piccola chiesa ove era nato Aleramo.

Nel pavimento della cripta dell’Abbazia di Sezzadio c’è un’iscrizione, ancora visibile, che ricorda questo episodio anche se l’autore della scritta quasi sminuisce l’operato di Otbertus e scrive semplicemente “Il marchese Ottoberto, riparatore e abbellitore di questa casa del Signore” (Otbertus marchio huius domus domini reparator et ornator). Con un po’ di ritrosia, Otbertus viene definito più un abbellitore di questo edificio piuttosto che colui che ne decise la costruzione.

Oltre all’abbazia venne edificato anche un convento con monaci benedettini che venne dotato di beni e terreni che potessero fornire delle rendite al monastero. I monaci vivevano in povertà seguendo la regola dell’Ora et Labora ma il monastero era dotato di ingenti ricchezze. Seguì un periodo molto florido per il complesso monastico di Sezzadio, in linea con quanto successe agli ordini monastici in tutta Italia ed Europa.

Nel medioevo le preghiere continue dei monaci erano utili per scacciare i demoni ed il male e proteggere l’intera società dal peccato e dalle tentazioni. La società medievale si reggeva su 2 pilastri fondamentali: i signori ed i feudatari che detenevano il potere politico e militare e gli ordini monastici che invece si occupavano del potere spirituale, economico e culturale.

In una sorta di inventario fatto nel 1192, Santa Giustina a Sezzadio risultava proprietaria di 11 chiese e numerosi terreni che arrivavano a Novi Ligure, Cassine e l’acquese e lambivano parte dell’attuale provincia di Savona. Oltre ai terreni l’Abbazia Santa Giustina a Sezzadio aveva anche il controllo su alcuni percorsi usati da pellegrini e mercanti.

Santa Giustina a Sezzadio in Monferrato | Informazioni di visita
Gli affreschi nella volta sopra al presbiterio

A Sezzadio erano numerosi anche i contadini, i coloni e gli agricoltori che si occupavano di mandare avanti i terreni e le fattorie posti al di fuori delle mura dell’Abbazia di Santa Giustina. I monaci non potevano uscire (salvo rarissimi casi) dall’abbazia ed i lavori andavano quindi svolti da coloni alle dirette dipendenze del monastero.

I monaci benedettini dovevano solamente occuparsi delle preghiere, delle messe, di gestire un piccolo orto all’interno del complesso monastico e della scrittura di codici miniati o trascrizione di antichi testi greci e romani. È proprio grazie all’opera di questi monaci che sono giunte fino a noi opere classiche che altrimenti sarebbero irrimediabilmente andate perdute nel corso dei secoli. La maggior parte dei monaci proveniva da famiglie agiate, erano istruiti, sapevano leggere e scrivere in greco e latino.

Il signore di Sezzadio usufruiva di parte delle ricchezze del monastero e spesso nominava l’abate. Tuttavia dopo alcuni anni questo modello entrò in crisi anche a causa di un malcontento generale tra i monaci che mal sopportavano le ingerenze del potente di turno sulla vita e la gestione dell’abbazia. Si crearono così delle fratture tra potere temporale locale e spirituale e molti monasteri si avvicinarono al modello cluniacense nel secolo XI.

Tuttavia anche la riforma cluniacense non ebbe lunga durata e venne soppiantata dalla regola più rigida dei monaci cistercensi. Alla fine del 1200 anche la regola cistercense finì con l’entrare in crisi anche perché stavano facendosi strada i precetti di San Francesco d’Assisi che invitava i Frati Minori, l’ordine religioso da lui fondato, ad andare in mezzo alle persone e non a rimanere chiusi dentro conventi ed abbazie. Un’altra grande differenza tra i Frati Minori ed i più antichi ordini di domenicani, cluniacensi e cistercensi era il fatto che San Francesco predicava ai suoi seguaci di vivere in povertà assoluta, senza possedere beni materiali. Una situazione ben diversa da quella delle ricche e potenti abbazie degli altri ordini.

Nel corso del XIV secolo ed in quello successivo l’Abbazia di Sezzadio cominciò a perdere parte della sua importanza. Nel 1397 una forte e disastrosa scossa di terremoto colpì il Monferrato, facendo crollare molti edifici. Si verificarono numerose vittime tra la popolazione ed anche l’abbazia subì dei danni.

A seguito di questo terribile evento e sotto la guida dell’abate Antonio Lanzavecchia, nella prima metà del 1400 iniziarono dei lavori di ristrutturazione e ricostruzione, alcuni dei quali sono visibili ancora oggi. Basta ad esempio osservare la torre quadrangolare che sormonta la facciata: la parte più antica è quella che arriva fino agli archetti pensili, quella al di sopra è di epoca successiva al terremoto. Si notano anche la differenza di stile e di materiali utilizzati tra le due parti della torre. All’interno della chiesa venne sostituita la copertura a capriate con delle volte a crociera e, per sostenerle, si optò per dei grossi pilastri a sezione quadrilobata.

A questo periodo risale il bel ciclo di affreschi con le Storie della Passione ed il Giudizio Universale presenti nell’abside.

Il periodo di lento ed inesorabile decadimento di questa potente abbazia continuò e l’abate Lanzavecchia chiese ed ottenne dal Papa il permesso di affidare in gestione l’intero complesso ai benedettini di San Girolamo della Cervara sul Monte di Portofino.

L’ultimo monaco che viveva da solo nell’abbazia morì nel 1478. Da quel momento, non essendoci né un abate né monaci, l’Abbazia di Santa Giustina, che pure aveva ancora numerosi possedimenti, venne affidata “in commendam”. Questa pratica consisteva nell’affidare un bene ad un commendatario, solitamente persona gradita al signore del luogo o al sovrano, che in pratica traeva benefici dai beni e dalle rendite del luogo che aveva ricevuto in affidamento ma che, inevitabilmente, finiva con il disinteressarsi totalmente del mantenimento delle strutture anche perché non aveva l’obbligo di dimorarvi.

Santa Giustina a Sezzadio | Gioiello arte medievale piemontese
L’austera facciata della chiesa di Santa Giustina a Sezzadio

Questa situazione di sfruttamento delle risorse dell’abbazia e continuo degrado continuò anche quando Papa Gregorio XIII affidò l’Abbazia di Santa Giustina alla Congregazione degli Oblati di Sant’Ambrogio nel 1583. Quest’istituto religioso era stato fondato pochi anni prima da San Carlo Borromeo e conservò in commenda il complesso per molti anni.

La chiesa di Santa Giustina divenne poi un deposito di atttrezzature agricole ed una stalla nella parte inferiore ed un granaio in quella superiore (su alcuni pilastri si vedono ancora i segni di questa suddivisione in due piani).

La rinascita dell’Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio iniziò nel 1863 quando il senatore Angelo Frascara si aggiudicò all’asta l’intero complesso ormai degradato e pericolante e diede l’avvio ai lavori di consolidamento e restauro che proseguirono, a più riprese, anche nel secolo successivo sotto gli eredi del senatore. In particolare, a metà del 1900, l’architetto Ercole Checchi eliminò molte sovrastrutture gotiche e cercò di riportare la chiesa al suo splendore del periodo romanico.

Al giorno d’oggi, dell’imponente complesso abbaziale di Santa Giustina a Sezzadio di oltre 1300 anni e che tanta importanza ebbe in epoca medievale, è sopravvissuta solo la Chiesa. La villa con annesso parco, usata per matrimoni e cerimonie da favola, e tutti gli altri edifici che fiancheggiano due lati della chiesa sono stati edificati in epoche successive sui resti del convento.

Andando oltre le leggende legate a questa Abbazia e delle quali vi ho accennato poco sopra, una visita a Santa Giustina di Sezzadio regala un tour incredibile tra arte, cultura, storia ed architettura in un periodo di circa 680 anni in piena epoca medievale.

Ciclo di affreschi nella chiesa di Santa Giustina di Sezzadio
Gli affreschi nel catino absidale

Visita della Chiesa di Santa Giustina

La costruzione è quasi esclusivamente in mattoni ed è “protetta” da alcune piante a grosso fusto che, soprattutto in estate, la nascondono agli sguardi. In inverno invece, con le piante spoglie, è possibile ammirarne la struttura esterna.

La facciata, che originariamente era a salienti (si nota dagli archetti posti a metà altezza della torre) è sobria e scandita da una serie di lesene e sormontata dalla torre quadrangolare del XV secolo. Lesene ed archetti caratterizzano anche l’unica fiancata visibile, l’altra si affaccia su un cortile di Villa Badia che è privato.

All’esterno, a mio avviso, è molto bello anche il lungo viale alberato (credo siano platani) che sembra condurre dal paese verso l’Abbazia. Purtroppo negli ultimi due anni alcune piante sono state tagliate ma pochi anni fa era emozionante percorrerne un tratto e poi ritrovarsi davanti Santa Giustina.

L’interno è a tre navate delle quali quella centrale è più ampia, ciascuna di esse termina con un abside. Il presbiterio è sopraelevato per la presenza della cripta sottostante di probabile origine longobarda. Un lungo ed alto transetto conferisce alla pianta la forma di T.

Sui pilastri che suddividono le navate non è infrequente trovare scritte, semplici segni e disegni di animali fatti dai pellegrini che si trovavano a transitare lungo la vicina Via Aemilia Scauri. Guardando verso la parte alta dei pilastri si notano anche i segni lasciati dalla controsoffittatura creata in epoca napoleonica per dividere la chiesa in due parti e poter stivare il grano nella parte superiore. Si possono vedere anche dei graffiti fatti per inventariare i sacchi di grano.

Sulle semicolonne addossate ai pilastri e che formano questi grandiosi sostegni quadrilobati sono ancora visibili alcune delle decorazioni geometriche bianche e nere che si trovavano anche negli archi di sostegno delle volte. Purtroppo molti ornamenti sono andati perduti anche perché l’interno della chiesa venne intonacato quando venne trasformato in un deposito ad uso agricolo. Il restauro finanziato dalla famiglia Frascara ha cercato di riportare alla luce quanto più possibile di quello che si trovava sotto all’intonaco.

Sulle pareti laterali, praticamente spoglie e prive di affreschi, si possono notare diverse tamponature. Probabilmente nel corso dei secoli o, più probabilmente, quando l’Abbazia era stata declassata a stalla e granaio, erano state aperte grosse finestre o praticate aperture sui lati.

La parte che più colpisce il visitatore sono gli affreschi del 1300/1400 che si trovano soprattutto nell’abside centrale. Ogni immagine ha un significato ben preciso e ci sono molti riferimenti simbolici; la maggior parte delle persone all’epoca erano analfabete e, tramite la pittura, si cercava di fargli arrivare concetti che sarebbero stati difficili da comprendere.

In questo caso, tramite il Giudizio Universale, il pittore ha voluto far comprendere al pubblico le differenze tra Paradiso e Inferno, quasi come a spingere le persone a comportarsi onestamente per evitare la discesa agli inferi. Il grande affresco è una sorta di libro illustrato.

Santa Giustina Sezzadio | Visita all'antica abbazia medievale
Cristo in mandorla sulla sommità dell’affresco del Giudizio Universale

In alto al centro spicca la figura di Gesù Cristo Giudice all’interno di una “mandorla” (una forma ovalizzata che ricorda una mandorla), circondato dai simboli dei quattro Evangelisti. Gesù Cristo è raffigurato seduto, con la ferita al costato e le stimmate al centro delle mani; sulle gambe tiene un libro aperto, probabilmente al capitolo 25 del Vangelo di Matteo che si conclude con la descrizione del Giudizio Universale o finale. L’uso della “mandorla” era molto diffuso nella pittura medievale e rappresentava una sorta di unione tra il mondo divino e quello terreno.

Sono molto interessanti le varie rappresentazioni del Paradiso e dell’Inferno con gli stuoli di beati, dannati, risorti secondo i classici canoni dell’arta sacra medievale. Vale la pena soffermarsi ad ammirare come sono stati ritratti i vari personaggi.

Badia Abbazia Santa Giustina Sezzadio | Ciclo di affreschi
La parte inferiore del Giudizio Universale con il finto coro dipinto

Alla base del dipinto dell’abside centrale c’è una sorta di coro prospettico, anch’esso dipinto sulla parete, in cui esili colonne suddividono gli stalli del coro.

Liutprando, il fondatore di Santa Giustina di Sezzadio, venne sepolto in questa chiesa. Appena varcato il portone di ingresso, si nota una grossa lastra in pietra che faceva parte del sarcofago del fondatore.

Il mio consiglio è quello di sedersi qualche minuto sulle panche ed ammirare questa graziosa perla del Monferrato in silenzio. Chiudete un attimo gli occhi ed immaginate di sentire in sottofondo le continue preghiere dei monaci ed i canti gregoriani. Basta entrare in un’abbazia millenaria per capire quanto il passato possa ancora ispirare il presente.

Cripta della Chiesa di Santa Giustina a Sezzadio nel Monferrato
La cripta che corrisponde alla parte più antica del complesso

Sotto il presbiterio si estende la cripta che è la parte più antica della chiesa ed alla quale si accede tramite una stretta scalinata sul lato destro della chiesa. La cripta è semplice ma ricca di fascino, anche solo per la sua vetustà. Colpiscono le esili colonnine con i capitelli che sorreggono il soffitto con piccole volte a crociera e la pavimentazione a mosaico con motivi floreali e geometrici, al centro della quale si nota la scritta “Otbertus marchio huius domus domini reparator et ornator”. Sul fondo della cripta c’è una piccola abside, qui il mosaico è interrotto e c’è un semplicissimo pavimento con mattonelle di coccio.

Visite guidate Santa Giustina a Sezzadio | Date ed orari
L’accesso all’antica cripta

In conclusione

Quello che mi colpisce è il silenzio di questo luogo, a parte un po’ di traffico sulla vicina provinciale, spesso è solo il rumore delle foglie degli alberi o il canto degli uccelli ed il ronzio degli insetti a fare da sfondo a questo “gioiello” medievale che ha probabilmente visto nascere Aleramo. Un sito che racconta di grandiosità, potenza, rispetto e poi decadenza ed oblio.

Nel corso degli anni ci sono già venuta diverse volte in questa chiesa che mi piace molto ed è sempre un’emozione intraprendere questo viaggio alle origini del Monferrato.

Santa Giustina di Sezzadio: tornano le visite guidate
Il bel pavimento a mosaico dell’antica cripta

Visite guidate all’Abbazia di Sezzadio 2026

Le visite che durano circa 60 minuti si svolgono ogni ora dalle 15 alle 18. Pertanto i turni di visita sono alle ore 15, 16, 17 nelle seguenti giornate:

Saranno ben 6 le occasioni per visitare Santa Giustina nel 2026:

  • domenica 3 maggio 2026
  • domenica 7 giugno 2026
  • domenica 5 luglio 2026
  • domenica 2 agosto 2026
  • domenica 6 settembre 2026
  • domenica 4 ottobre 2026
Antica Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio | Giringiro blog
Uno dei graffiti rinvenuti sulle semicolonne e che raffigura una sorta di labirinto

L’ingresso è ad offerta libera. Inoltre, a fine giornata, è possibile effettuare anche la visita della piccola Chiesa di Santa Maria di Banno (o Santo Stefano) con i suoi affreschi duecenteschi che faceva parte di un monastero benedettino.

Per prenotare le visite guidate a Santa Giustina di Sezzadio oppure richiedere informazioni vi invito a contattare l’indirizzo email buffafra.sezzadio@gmail.com . Dopo aver inviato l’email, se non doveste ricevere risposta, date un’occhiata anche alla casella “Spam” oppure “Posta Indesiderata” poiché i filtri automatici possono erroneamente reindirizzare comunicazioni importanti o risposte attese in quelle cartelle.

Come raggiungere Sezzadio

L’Abbazia di Santa Giustina è situata poco fuori l’abitato di Sezzadio, sulla provinciale SP195 che collega questo paese con Castelnuovo Bormida, Rivalta Bormida e Strevi (qui trovate la posizione esatta con GoogleMaps).

  • in bici: non ci sono piste ciclabili dedicate ma occorre pedalare sulle provinciali, alcune delle quali sono piuttosto trafficate. Ad esempio la SP195 (dove si trova l’Abbazia) è percorsa in settimana da molti camion per la presenza di aziende di trattamento rifiuti, movimento terra … ecc. Occorre quindi prestare attenzione. Nel caso in cui optiate per la soluzione “treno+bici” la stazione ferroviaria più vicina è quella di Alessandria che dista circa 20km.
  • in auto: il casello autostradale più vicino è quello di Alessandria sud posto sull’autostrada A26 e che dista circa 16km (poco meno di 20 minuti in auto). Da qui seguite poi le indicazioni del navigatore per arrivare a destinazione
  • mezzi pubblici: non pervenuti

Link e suggerimenti utili

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