Arco dell'Elefante, Pantelleria

Quest’isola un po’ selvaggia, specie se si ha la fortuna di visitarla al di fuori del mese di Agosto, a noi è piaciuta molto sebbene il meteo non sia stato dei migliori. Se state cercando qualche spunto per una prossima vacanza al mare, perchè non prendere in considerazione questa isoletta del Mediterraneo?

Pantelleria: il nostro viaggio

Volendo partire dall’aeroporto di Genova, quello decisamente più comodo per noi, dobbiamo fare una serie di scali prima di poter arrivare a Pantelleria. Praticamente, anche a causa del maltempo che imperversa sull’isola, impiegheremo 12 ore ore di viaggio per arrivare a destinazione!

Il volo da Genova per Roma Fiumicino decolla alle 7 e quindi ci si deve svegliare alle 5 del mattino, il viaggio è tranquillo e il meteo è buono, dopo un’ora di volo atterriamo a Roma. Sosta di un paio d’ore e poi decolliamo alle 10:20 alla volta di Trapani; anche questo volo dura un’oretta.

Sorvolando la Sicilia il tempo è però peggiorato, il cielo è plumbeo e sulla pista c’è un po’ d’acqua. Il volo per Pantelleria che dura una quarantina di minuti e viene effettuato con un piccolo aereo ATR42, avrebbe dovuto partire alle 16:20. A causa del maltempo che impeversa sull’isola è stato rinviato ad orario imprecisato.

Ci accampiamo con i bagagli in aeroporto e aspettiamo che venga dato il via libera per la partenza. L’aeroporto di Trapani è piccolino e fuori dalla città, non c’è molto da girare. Inoltre con quella pioggia torrenziale è pressoché impensabile pensare di andare a fare i turisti in giro per Trapani. Acquistiamo un paio di libri e trascorriamo il tempo leggendo.

Finalmente verso le 18 partiamo alla volta dell’isola che è stata interessata nelle ore precedenti da un violento nubifragio. All’aeroporto di Pantelleria affittiamo una spartana Panda bianca e raggiungiamo il Village-hotel Suvaki, situato nella parte sud occidentale dell’isola, in località Punta Fram. Il soggiorno durerà fino alla domenica successiva. Le strade sono completamente allagate ma la Panda non ha problemi ad affrontare questi percorsi.

Pantelleria è conosciuta anche con il nome di “Perla Nera” per la sua origine vulcanica, nel corso dei secoli è stata conquistata da Fenici, Cartaginesi, Romani, Normanni, Arabi che la chiamarono dapprima al-Quasayra e poi Bent-el-Rion (ossia figlia del vento). Nel corso della seconda Guerra Mondiale subì anche pesanti bombardamenti aerei.

L’influsso arabo è molto evidente, sia nel modo di costruire le abitazioni che nei nomi di alcune località. E’ un territorio aspro, selvaggio, caratterizzato da scure rocce a picco sul mare: in alcuni punti sono molto alte, in altre zone sono invece più basse e si può accedere al mare. La cima più alta è la Montagna Grande alta 836m, nel suo territorio si coltivano la vite Zibibbo (molto apprezzato è il Passito di Pantelleria), l’olio, i capperi (gustosissimi, i migliori che io abbia mai mangiato).

Pantelleria é un piccolo paradiso per chi ama fare immersioni e vi sono diversi centri diving, anche nel nostro hotel c’è un attrezzato Diving Center.

Da alcuni anni la Perla Nera del Mediterraneo è diventata il rifugio di numerosi vip ma, anche a causa del periodo in cui siamo stati, ci è sembrata un’isola molto tranquilla. Non oso immaginare quanto possa essere diversa e caotica nel mese di Agosto.

Se amate le spiagge di sabbia tipo quelle di Lampedusa o del sud della Sicilia, Pantelleria non è l’isola adatta. Non ci sono spiagge di sabbia a Pantelleria, quella che più si avvicina al tipico concetto di “spiaggia di sabbia” è quella del Lago di Venere. Il mio consiglio è quello di portare con sé delle scarpette da scoglio per fare il bagno per evitare di farsi male su scogli e pietre ma anche di scottarsi le estremità.

Le coste di Pantelleria sono caratterizzate da scogli che si tuffano in mare e si alternano a piccole calette, spesso raggiungibili solo dal mare. In alcuni punti le colate di lava hanno formato delle specie di piccole piattaforme naturali  che si protendono verso il mare blu e sulle quali ci si può stendere a prendere il sole.

Che altro dire che non sia già stato scritto su questa isola? Parafrasando un adesivo che era attaccato sull’auto a noleggio: Pantelleria è un’isola “aromantica”. A voi scoprire il perchè partendo alla volta di questa piccola perla di colore nero tuffata nel blu del Mediterraneo.

Nell’hotel ci siamo trovati bene. La camera era ordinata e spaziosa, la cucina era ottima e abbondante. Non siamo appassionati di vita da villaggio turistico e quindi non saprei che dirvi sull’animazione (avevo prenotato qui su consiglio di una conoscente che c’era stata un paio di mesi prima), in ogni caso i ragazzi dell’animazione che si incontravano nel villaggio erano simpatici. L’hotel non dispone di una vera è propria spiaggia nel senso tradizionale del termine, sopra a alcune rocce era stata sistemata una piattaforma in legno con alcuni ombrelloni e lettini e tramite una scaletta si poteva accedere agevolmente al mare. In prossimità di questa piattaforma c’erano delle rocce che si aprivano sul mare come le dita di una grossa mano aperta e nei due soli giorni di sole che abbiamo trovato ci siamo distesi su di esse per abbronzarci.

Durante i primi giorni il tempo è impietoso e piove di continuo, a tratti anche piuttosto forte. La titolare dell’autonoleggio ci aveva detto che non aveva mai visto scendere tanta acqua così ……che dire? Ne approfittiamo quindi per fare qualche escursione per nostro conto, Pantelleria è piccolina e si gira in fretta (la sua circonferenza è di soli 51 km). Non ci resta che scoprirla poco per volta anche perchè le previsioni non promettono nulla di buono.

Ci inoltriamo nell’interno su strette e tortuose strade che costeggiano muretti in pietra a secco e terrazzamenti dove si coltiva la vite, passando attraverso Bukkuram e San Vito fino a arrivare al lago “Specchio di Venere” (secondo la leggenda sembra che la dea si specchiasse in questo lago). Questo bacino ovale pare che sia in contatto con il mare attraverso una galleria sotterranea e le sue acque sono ricche di carbonato potassico, in alcune zone vi sono sorgenti di acqua sulfurea e spiagge con fanghi ricchi di sostanze minerali e dal caratteristico odore di zolfo. Numerose persone vengono qui a fare trattamenti naturali applicando su tutto il corpo questi fanghi che, una volta asciutti, rendono la pelle levigata e inoltre effettuano bagni in piccole aree, delimitate da pietre, ove vi sono sorgenti sottomarine di acqua calda (40/50°C).

Mentre attraversiamo una di queste zone ricche di fanghi sul lato NO del lago ci passano vicino due trampolieri, per niente disturbati dalla nostra presenza. Un percorso sterrato costeggia tutto il bacino (nel lato sud-ovest è fiancheggiato da numerosi arbusti di capperi) e è corredato di cartelli esplicativi con indicazioni sull’area e la flora e fauna tipici del luogo; inoltre, nelle sue vicinanze vi sono alcuni scavi archeologici che hanno riportato alla luce un santuario romano. Giusto un paio di settimane prima del nostro arrivo erano state trovate nell’isola due teste di marmo dell’età romana, raffiguranti Giulio Cesare e Agrippina minore a testimonianza di quanti reperti si trovino ancora sepolti nel suo territorio. Scendiamo quindi sulla costa nord orientale dell’isola e arriviamo attraverso una strada sterrata fino a Punta Spadillo (dominata da un faro) per vedere il Laghetto delle Ondine (piccolo bacino lavico che il mare riempie di acqua e assume un bel colore verde). Nel pomeriggio giro per la cittadina di Pantelleria, dominata dalla possente mole del Castello Barbacane (chiuso per restauri e il cui aspetto attuale è dovuto a Federico II di Svevia) e sul lungomare.

Il giorno successivo, visto che il tempo è ancora perturbato, si parte alla volta di Scauri per fare qualche acquisto presso la Cooperativa Agricola Produttori di Capperi dove mi rifornisco di alcuni sacchetti di piccoli capperi che si riveleranno molto saporiti, niente a che vedere con quelli che acquisto al supermercato. Sul sito della Cooperativa, oltre a alcune gustose ricette vi sono anche alcune informazioni sui capperi e la loro coltivazione.

Da Scauri ci addentriamo verso l’interno dell’isola, ai piedi della Montagna Grande; lasciamo l’auto ai bordi della strada asfaltata e attraverso un sentiero con grossi ciotoli (percorribile solo a piedi) seguiamo le indicazioni per raggiungere le Favare, getti di vapore acqueo che fuoriescono da anfratti del terreno a intervalli e che raggiungono anche temperature di 100°C.

Le Favare si notano già da una certa distanza anche perchè le pietre hanno assunto un marcato colore bruno-rossastro, alcune delle bocche dalle quali esce il vapore sono state ricoperte dai contadini con frasche e, tramite un semplice sistema di piccole scanalature ricavate nella roccia e apposite vasche in pietra, viene raccolta l’acqua che si forma dalla condensa del vapore. Non lontano si trovano la grotta di Benikulà o “bagno asciutto” (una vera e propria sauna naturale suddivisa in due ambienti) e delle tombe bizantine. Nel rientrare verso l’Hotel ci fermiamo nei pressi di Punta Nica dove ci sono delle sorgenti termali che fuoriescono dagli scogli e si mischiano con l’acqua del mare e alla Grotta di Sateria , una grotta naturale termale in cui sorgenti di acqua calda finiscono in tre vasche.

Il giorno successivo inizia con il maltempo ma promette di migliorare. Ci spostiamo sul lato dell’isola opposto a quello in cui soggiorniamo e, partendo da Punta Spadillo, percorriamo tutta la strada che segue la costa in senso orario fino a rientrare a Suvaki, fermandoci a Cala Gadir, a Cala Levante e all’Arco dell’Elefante e alla Balata dei Turchi. Cala Gadir era conosciuta fin dagli antichi e è caratterizzata da vasche scavate nella roccia con acqua termale molto calda (una è così piccola che può essere occupata solo da una persona). L’Arco dell’Elefante è il monumento naturale dell’isola (forse uno dei più fotografati), trattasi di una roccia lavica che ricorda la testa e la proboscide dell’elefante.

In questa zona ammiriamo alcuni bei dammusi, le tipiche costruzioni pantesche di chiara derivazione araba, costruiti in forma cubica con possenti blocchi di pietra lavica e caratterizzati dalla tipica forma del tetto che presenta diversi rigonfiamenti per il convogliamento e il recupero dell’acqua piovana in un’apposita cisterna. Questo metodo costruttivo consente di avere ambienti freschi anche quando la temperatura esterna aumenta. Prima di rientrare in Hotel facciamo un giro per la città di Pantelleria dominata dalla mole del Castello Barbacane il cui aspetto attuale risale all’epoca di Federico II ma non ci colpisce più di tanto.

Il penultimo e l’ultimo giorno di vacanza a Pantelleria finalmente fa la sua ricomparsa il sole e ci abbronziamo per bene distendendoci sulle colate di lava che vi sono sul mare in prossimità dell’Hotel. Anche il mare si è finalmente calmato ma, a causa del tempo perturbato dei giorni precedenti, la temperatura dell’acqua è freddina. La domenica mattina prepariamo in fretta i bagagli e poi raggiungiamo l’aeroporto di Pantelleria per ritornare a Trapani e da li iniziare un road-tour della Sicilia con un’auto a noleggio.

Peccato solo non aver potuto godere maggiormente delle bellezze naturali di quest’isola, magari visitando le baie con una barca a noleggio.

Raggiungere Pantelleria

  • aereo: quando siamo andati noi a Pantelleria non c’era un volo diretto e comodo. Adesso però è possibile raggiungere la Perla Nera del Mediterraneo in alta stagione tramite voli diretti dagli aeroporti di Roma, Bologna, Verona, Venezia, Milano, Bergamo e Torino. In bassa stagione ci sono comunque voli diretti per Pantelleria dagli aeroporti di Trapani e Palermo.
  • mare: Pantelleria si raggiunge via mare tramite i traghetti delle compagnie di navigazione Traghetti delle Isole e Siremar. In alternativa c’è l’aliscafo della Ustica Lines solo in alta stagione.

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4 thoughts on “Vacanza a Pantelleria: la Perla Nera del Mediterraneo

  1. Ho visitato Pantelleria di corsa, in uno scalo con una barca privata. Mi sono ripromessa di tornarci perché ne ho avvertito un fascino speciale, scuro e accogliente. Anche se l’ho assaporata per poche ore, ne ho colta l’incredibile bellezza.

  2. Ma come tre scali?! Mamma mia… avrebbero dovuto farvi una statua! Ho un collega che è stato mandato a Pantelleria e mi sono sempre chiesta che colori e che forme abbiano le sue strade e le sue case, che storia abbia da raccontare… Prima o poi ci andrò anche io!

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