Il chiostro della abbazia di Chiaravalle della Colomba

Prima o poi riprenderemo a viaggiare alla scoperta dell’Italia. Perchè non trascorrere alcuni giorni o anche solo un fine settimana in alcuni piccoli e graziosi borghi del Piacentino?
Tra l’altro nelle ultime settimane sento sempre più spesso dire che nell’estate 2020 saranno i piccoli borghi italiani a fare la differenza ed a rianimare il turismo nel Bel Paese.

Gli argomenti del post

    1. Giorno 1: Pontenure, Chiaravalle e Fiorenzuola d’Arda
    2. Giorno 2: Vigolo Marchese, Gropparello e Veleia
    3. Giorno 3: Bardi, Vigoleno e Castell’Arquato
    4. Giorno 4: Castell’Arquato e rientro

Qualche tempo fa abbiamo deciso di accorpare un paio di giorni lavorativi ad un weekend ed approfittarne per fare un giro nel Piacentino tra borghi, bei paesaggi collinari, castelli o, meglio, rocche e condire il tutto con alcune specialità enogastronomiche della zona. Quando si viaggia in questi luoghi, io penso che anche anche il palato voglia la sua parte!
Quattro giorni sono stati sufficienti per girovagare in tranquillità e scoprire una zona che non avevamo ancora visitato. Di seguito potete leggere il diario di viaggio, suddiviso nelle varie giornate.

 

Pontenure, Chiaravalle e Fiorenzuola d’Arda – Giorno 1

Partendo dall’Alessandrino di buonora, tramite l’autostrada A21 siamo arrivati fino a Piacenza dove ci siamo immessi sulla A1. Se già il tratto dell’A21 mi sembrava trafficato, soprattutto per la massiccia presenza di camion che in alcuni tratti occupavano la prima corsia a destra formando un serpentone lunghissimo, quando siamo finiti sull’A1 la situazione non è affatto migliorata. Anzi.

Per fortuna ne abbiamo percorso solo un breve tratto e siamo usciti al casello di Piacenza Sud. Una volta fuori dall’autostrada abbiamo puntato il navigatore sul Castello di Paderna, la prima tappa della nostra mini vacanza nel Piacentino.

Mappa del giringiro nel piacentino
Mappa del giringiro tra i borghi del piacentino

Mi ero imbattuta per caso in alcune fotografie del Castello di Paderna che si trova a Pontenure, piccolo centro abitato a sud-est di Piacenza, ed avevo aggiunto all’ultimo minuto la visita di questo maniero al programma del viaggio ormai pronto.

Immerso nel verde della piatta campagna piacentina, questo fortilizio è ben conservato e circondato dalle possenti mura e da un fossato ancora pieno d’acqua. Merita sicuramente una visita, sia che si decida di effettuarla nel normale periodo di apertura oppure in occasione dell’evento biennale “Frutti Antichi”. Dal 1996, due volte all’anno (una in primavera ed una in autunno), si svolge nel parco del castello questa manifestazione florovivaistica che da risalto a colture ormai desuete ed a prodotti tipici locali.

Già nel XI secolo in alcuni documenti è citato un castrum che era nelle pertinenze del monastero di San Savino di Piacenza. Nel 1453 venne acquisito dalla famiglia Marazzani di Rimini, antenati dei proprietari attuali. Nel corso dei secoli il Castello di Paderna venne danneggiato durante gli assalti e rimaneggiato ma presenta ancora diverse strutture di notevole interesse artistico.

Il castello, che fa parte dell’Associazione dei castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli è aperto al pubblico tutti i sabati e le domeniche dal 1 Maggio al 25 Settembre (tranne il mese di agosto). Su prenotazione è possibile visitare il maniero negli altri giorni della settimana. Per i dettagli sui costi e la tipologia di visite, vi rimando direttamente al sito del complesso che è indicato in fondo all’articolo.

Effettuare la visita guidata al Castello di Paderna accompagnati dal suo proprietario è un’esperienza unica ed appagante. Ci si lascia trasportare dal suo racconto e sembra quasi di immergersi nel glorioso passato di questo fortilizio.

Durante la visita abbiamo avuto modo di vedere l’azienda agricola biologica, la torre d’ingresso, il piccolo museo contadino, l’antica armeria, la torre nell’acqua, la chiesa di S. Maria che è l’edificio più antico ed il bel parco.

Abbazia di Chiaravalle della Colomba
La facciata e la torre dell’Abbazia di Chiaravalle della Colomba (Pc)

Ci spostiamo successivamente a Chiaravalle per vedere l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba.Prima di entrare leggiamo alcune informazioni sulla nostra guida per poter avere una panoramica dell’intero complesso cistercense fondato nel 1135 da San Bernardo di Chiaravalle.

Visitiamo così la Basilica, il pregevole chiostro, la sala capitolare, la sagrestia, il Calefactorium ed il museo. La chiesa a tre navate è dedicata a Santa Maria Assunta ed è in stile romanico-gotico. L’interno è spoglio, severo, senza orpelli come prevedeva la regola di San Bernardo. D’altronde i monaci cistercensi erano noti per insediarsi in luoghi poco agevoli, a volte anche paludosi e trasformarli grazie alla bonifica dei terreni e al duro lavoro nei campi intramezzato dalle preghiere.

Secondo la tradizione fu una colomba ad indicare ai monaci il luogo in cui edificare il complesso lasciandovi cadere alcune pagliuzze, da qui il nome di Chiaravalle della Colomba.

Il chiostro è molto ben conservato, nonostante tutte le vicissitudini patite dal complesso cistercense durante i secoli, le varie spoliazioni e lo sparpagliamento dei numerosi beni. Visitandolo in settimana non c’è molta gente e nel silenzio sembra quasi di poter tornare indietro di secoli. Molto belle a mio avviso le coppie di colonne legate insieme da eleganti nodi e poste agli angoli del chiostro.

Mi piacerebbe ritornare all’Abbazia di Chiaravalle in occasione dell’Infiorata del Corpus Domini. Ho letto che durante questa festività viene allestito un tappeto di fiori lungo tutta la navata centrale della chiesa ed ogni anno il tema varia.

L’abbazia di Chiaravalle della Colomba fa parte dell’associazione “Charte européenne des Abbayes et Sites Cisterciens” che comprende tutte le principali abbazie cistercensi, come la Badia di Tiglieto della quale avevo parlato in un altro post.

Questa badia è inoltre inclusa nei due cammini escursionistici “Via Francigena” e la “Route Européenne des Abbayes Cicterciennes“. Agli appassionati di escursionismo e trekking consiglio queste zone perchè sono molto belle da percorrere a piedi.

Tenuta Battibue
L’ingresso della Tenuta Battibue a Fiorenzuola d’Arda (Pc), sulla destra la cupola dell’antica ghiacciaia

 

In pochi minuti d’auto raggiungiamo la Tenuta Battibue di Fiorenzuola d’Arda, un’azienda agrituristica dove ho trovato alloggio per due notti. L’agriturismo si trova in aperta campagna, poco fuori l’abitato di Fiorenzuola, è un antico cascinale completamente ristrutturato e gestito da una simpatica e gentile famiglia.

Il ristorante è stato ricavato nell’ex caseificio della tenuta mentre le camere sono alloggiate al primo e al secondo piano di una porzione del cascinale. Vi sono 5 camere e 2 bilocali con cucina; la nostra camera mansardata era molto confortevole e graziosa e dotata di un ampio bagno, costo perfettamente congruo con i servizi offerti.

La sera abbiamo cenato nell’agriturismo. Il menù fisso consisteva in un bel piatto di affettati vari e gorgonzola, accompagnato dai chisolini. Questi ultimi sono una specialità salata a base di farina, acqua, latte, lievito, aceto, strutto. In altre zone della regione prende il nome di gnocco fritto oppure crescentina. Qualunque sia il loro nome sono comunque gustosissimi.

Molto buone, abbondanti e curate anche le altre portate (due assaggi di primi piatti ed una una fiammenghilla con un mix di carni e contorno come secondo).

Il conto complessivo, incluso due dessert ed una bottiglia di Malvasia secco della cantina Pier Luigi Magnelli di Lugagnano, è stato onesto.

Nel cortile della tenuta vi sono alcuni animali come oche, capre, tacchini, galline, cavalli e una famigliola di pavoni. Ulisse, il pavone maschio, ama rifugiarsi sul tetto del ristorante e fare uno show canoro all’imbrunire.

Il posto è ideale anche per chi ha bambini perchè c’è un ampio spazio all’aperto dove possono giocare liberamente. Data la sua posizione, questo agriturismo mi è sembrato proprio comodo da usare come base di partenza per le escursioni nei dintorni. 

Vigolo Marchese, Gropparello e Veleia Romana – Giorno 2

Dopo una bella dormita alla Tenuta scendiamo a fare colazione. Insieme a caffelatte e tea ci vengono portati, oltre ai tradizionali pane, burro e marmellata (buona!) anche tre tipi diversi di torte. E’ stato un vero peccato non finirle ma avevamo già mangiato in abbondanza la sera precedente.

Partiamo così alla volta della prima tappa odierna: Vigolo Marchese. E’ una frazione di Castell’Arquato, il borgo che visiteremo nell’ultimo giorno di vacanza, e dista poco più di 12km dalla Tenuta Battibue. Parcheggiamo l’auto in Piazza Mignani vicino all’edificio delle Scuole Elementari ed a pochi passi dall’oggetto della nostra visita.

Il paese giace nelle vicinanze del torrente Chiavenna e non lontano da qui passa il tracciato piacentino della Via Francigena. I primi documenti che parlano di questa località risalgono all’anno 1000 quando i monaci Benedettini fondarono un complesso monastico dedicato a San Giovanni Battista con annesso “ospizio” per ospitare i numerosi pellegrini che percorrevano appunto la Via Francigena. La chiesa romanica era stata arricchita con pregevoli affreschi che purtroppo sono andati perduti.

A tutt’oggi rimangono la chiesa in pietra e mattoni, seppure modificata nel corso dei secoli, ed il bel Battistero. Quest’ultimo, a pianta circolare e separato dalla chiesa, ha conservato alcune parti affrescate. I due monumenti sono un bell’esempio di arte romanica piacentina.

Nei secoli successivi il borgo guelfo venne attaccato e devastato a più riprese dalla famiglia ghibellina dei Visconti. Questo fa pensare che il complesso monastico in passato ebbe probabilmente una certa importanza ed influenza.

Per i più golosi, il paese offre una vera e propria prelibatezza la cui ricetta è però gelosamente e segretamente custodita dalla Pasticceria Perazzi che la prepara giornalmente con ingredienti freschi: la Torta di Vigolo Marchese. Chiamarla torta al cioccolato è alquanto riduttivo. A farla breve è uno scrigno di pasta frolla con un delizioso interno cremoso al cacao, in realtà è un tripudio di sapori e diverse consistenze. Non posso che consigliarvi di provarla perchè è semplicemente deliziosa.

Inoltre Vigolo Marchese fa parte della Strada dei Vini e dei Sapori del Colli Piacentini, un interessante percorso enogastronomico attraverso le sinuose colline dei dintorni di Piacenza che soddisferà tutti i palati ed i bisogni del turista contemporaneo.

Da Vigolo Marchese raggiungiamo Gropparello in circa mezz’ora d’auto. Devo essere sincera: questa tappa è stata aggiunta al programma  successivamente e solo dopo aver visto una foto del Castello di Gropparello. La sera precedente, surfando un po’ in rete per capire se potesse esserci qualcos’altro da vedere tra Vigolo Marchese e Veleia Romana, mi ero imbattuta in una bella immagine del castello e così l’avevo aggiunto al piano di visita.

La cosa buffa è che il territorio di questo piccolo comune si trova in provincia di Piacenza ma alla confluenza di tre valli (Riglio, Vezzeno e Chero) appartenenti all’Appennino Ligure.

Circa un chilometro prima di arrivare in centro al paese si trova il bel Castello di Gropparello, posto a picco su un dirupo al di sopra del torrente Vezzeno. Il castello, visitabile su prenotazione, sorse probabilmente intorno al VII secolo sulle rovine di un castrum romano (poco lontano da qui sorgeva la città di Velleia). Nel corso dei secoli la struttura venne ampliata e fortificata e subì alterne vicende durante la lotta fra Guelfi e Ghibellini. E’ circondato da un parco secolare di 20 ettari dove gli attuali proprietari hanno dato vita al Parco delle Fiabe. Sono state infatti create aree tematiche e vengono organizzate attività di vario tipo adatte alle famiglie con bambini. Sul sito del castello sono riportate tutte le informazioni.

Gli scavi di Veleia Romana
La piazza del foro a Veleia

Riprendiamo il viaggio in auto lungo le strade provinciali SP10 e SP14 ed arriviamo in una ventina di minuti e qualche curva all’area archeologica di Veleia Romana nel comune di Lugagnano Val d’Arda. Veleia era una piccola città romana che probabilmente sorse sui resti di insediamenti preistorici. Il ritrovamento in zona di un cimitero databile all’età del ferro conferma questa ipotesi. La cittadina venne alla luce grazie all’opera di scavo fatta intraprendere dal duca Filippo di Borbone nel 1760.

Qualche anno prima era stata ritrovata per puro caso la Tabula Alimentaria Traianea, la più grande iscrizione bronzea d’epoca romana mai ritrovata. Tra l’altro le persone che rinvenirono i vari frammenti della Tabula in un campo non si resero conto dell’importanza di questo ritrovamento ed i vari pezzi di bronzo vennero venduti per essere fusi. Per fortuna il conte Roncovieri venne in possesso di un frammento e, rendendosi conto dell’importanza di questo manufatto, riusci a recuperare gli altri consentendo la ricostruzione dell’intera Tabula come possiamo ammirarla noi oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma.

A seguito di questo ritrovamento il Duca di Parma avviò una serie di scavi nella zona riportando così Veleia alla luce. Gli scavi sono situati in un’area verdeggiante e collinare molto tranquilla e piacevole. Visitiamo i vari terrazzamenti dove sono stati riportati alla luce le terme, il foro delimitato da una serie di colonne, la basilica, i resti delle abitazioni. In un’area fervono i preparativi per allestire un palco per uno spettacolo serale, deve essere molto bello asistere ad un evento in mezzo agli scavi di Veleia. In ultimo visitiamo il piccolo Antiquarium. Gli scavi in questa zona non sono ancora del tutto completati, chissà che il futuro non possa riservare qualche ulteriore sensazionale scoperta.

L’ideale sarebbe abbinare una visita al già citato Museo Archeologico di Parma. Purtroppo in questa occasione non ci è stato possibile spostarci a Parma ma noi lo avevamo già visitato due anni fa.

Curiosità: Veleia era famosa per la longevità di alcuni suoi abitanti. alcuni di essi arrivarono tranquillamente a 100 anni di vita ed oltre. Il motivo di questa longevità non è mai stato appurato, si pensa all’aria salubre di quei luoghi come pure alle acque cristalline del torrente che scorre non lontano da qui.

Quel giorno ci siamo solo noi a visitare l’area archeologica e ci possiamo soffermare tra le rovine a nostro piacimento. Più tardi arriveranno altre due coppie di visitatori.

Lasciata Veleia ci spostiamo nella zona di Vernasca presso la Locanda dei Due, il B&B che avevo selezionato per un paio di pernottamenti e che viene sapientemente ed amorevolmente gestito da Nicla e Luca. La sera ceniamo presso il ristorante della Locanda facendo una scorpaccciata di prelibatezze locali che seguono la stagionalità dei prodotti, la filiera corta (km zero reale) e strizzano l’occhio alla tradizione culinaria piacentina. Qui l’ospitalità ha la O maiuscola.

La locanda è situata sulla SP4, queste sono belle zone da percorrere anche in bici da corsa ma nel weekend sono piuttosto trafficate. Graziosa ed accogliente la camera dotata di ogni comfort. Anche la Locanda è un buon punto di sosta per poter poi esplorare il piacentino. Avevo conosciuto la Locanda dei Due per la prima volta nel 2005 quando con alcuni amici milanesi avevamo organizzato un pranzo in questo locale e mi ero ripromessa che prima o poi sarei ritornata a soggiornare. E così è stato.

Bardi, Vigoleno e Castell’Arquato – Giorno 3

Dopo una ricca e corroborante colazione a base di marmellate casalinghe, dolcetti e biscotti partiamo di buonora alla volta di Bardi. Il programma della giornata è piuttosto fitto e non vogliamo restare indietro.

In una quarantina di minuti giungiamo a Bardi, poco prima di arrivare in paese sostiamo un attimo lungo la strada a scattare un paio di foto al paese posto in panoramica posizione sulla sommità di uno sperone roccioso.

La fortezza che domina dall’alto il paese e le vallate circostanti è un gran bell’esempio di architettura militare.

Il Castello di Bardi, noto anche come Castello dei Landi, fa parte dell’associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli. Ci affidiamo ad una visita guidata che sta per partire e visitiamo il cortile, facciamo il giro delle mura, visitiamo le sale interne tra le quali spicca il Salone dei Principi, l’antico e bel forno, il Bastione di Artiglieria ed abbiamo modo di scoprire ogni dettaglio di questa bella ed antica costruzione.

Il primo documento in cui si menziona la fortezza di Bardi è addirittura datato 869. Nel corso dei secoli passò di mano a varie famiglie fino a quando a metà del 1200 un esponente della famiglia piacentina dei Landi lo acquisì e la famiglia lo possedette per quattro secoli. A fine 1600 passò sotto il Ducato di Parma e poi entrò a far parte del Regno d’Italia nel 1861. Il resto è storia recente.

La visita è molto soddisfacente e ci permette di scoprire ogni angolo del castello, anche la tragica storia dei giovani amanti Soleste e Moroello che periodicamente si ritrovano al castello sotto forma di fantasmi.

Vigoleno (Pc)
Fontana cinquecentesca nel centro del borgo di Vigoleno (Pc)

Terminata la visita ci spostiamo in auto a Vigoleno. Nell’intera zona ci sono molti manieri o resti di essi, segno che queste erano importanti terre di passaggio ed andavano presidiate.

Vigoleno è un piccolo e bel borgo fortificato perfettamente conservato. Oltrepassando la cortina muraria ci si tuffa nel medioevo. Percorriamo il camminamento di ronda, visitiamo il bel mastio merlato e poi la Chiesa romanica.

Nel primo pomeriggio raggiungiamo Castell’Arquato. Percorrendo la strada per arrivare al paese ci fermiamo in prossimità di una rotonda per ammirare la disposizione del borgo che ha mantenuto l’impronta medievale. Il colpo d’occhio è molto scenografico.

Visitiamo i principali edifici come il Palazzo Ducale e del Podestà, la Collegiata di Santa Maria, la Basilica di S. Giovanni ed il Battistero e poi ci perdiamo nei suoi vicoli che ci riportano indietro al 1200. La piazza monumentale è davvero bella. Il borgo è ovviamente molto turistico ma ben tenuto ed è piacevole da scoprire angolo dopo angolo.

Non riusciamo a visitare il Museo Geologico ricavato nell’ex ospedale di Santo Spirito e ne rimandiamo la visita al giorno successivo.Troviamo un locale dove gustare un aperitivo all’aperto e poi ci godiamo Castell’Arquato illuminata di sera prima di rientrare alla Locanda. Di sera è molto suggestivo.

Annualmente nel mese di settembre si svolge a Castell’Arquato una due giorni dedicata alle rievocazioni storiche che coinvolge un gran numero di figuranti ed attira visitatori da ogni parte perchè tutto viene curato nei minimi particolari. L’evento si chiama “Rivivi il Medioevo“, sul sito dell’ufficio turistico del Comune di Castell’Arquato è possibile vedere le date di svolgimento di questa rievocazione.

Palazzo del Podestà a Castell'Arquato
Il Palazzo del Podestà a Castell’Arquato (Pc)

Castell’Arquato e rientro – Giorno 4

Abbondante colazione anche oggi e poi ci prepariamo per il rientro a casa. Prima però facciamo ancora una sosta a Castell’Arquato per visitare quanto non eravamo riusciti a vedere il giorno prima e a fare qualche acquisto di souvenir gastronomici.

Questi quattro giorni di vacanza sono stati intensi ma molto piacevoli, ad entrambi è piaciuto scoprire un angolo d’Italia a noi quasi completamente sconosciuto. Abbiamo avuto modo di apprezzarne appieno sia l’aspetto storico-culturale-paesaggistico che quello più terra terra legato ai sapori che queste terre opulente offrono.

Antiche tradizioni culinarie abbinate agli ottimi vini di queste terre completano ed arrichiscono una vacanza tra i colli piacentini.

Amando entrambi l’escursionismo ed il trekking ci siamo ripromessi di ritornare nuovamente in questi colli piacentini per affrontare qualcuno dei numerosi cammini che li attraversano.

Panorama di Castell'Arquato (Pc)
Vista di Castell’Arquato (Pc)

Curiosità culinarie:

Lo sapevate che quella di Piacenza è l’unica provincia ad avere ben 3 salumi D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta)? Io l’ho scoperto durante questo tour tra i borghi piacentini. Sono la Coppa Piacentina DOP, la pancetta Piacentina DOP ed il salame Piacentino DOP.

Link utili:

[Foto di copertina: le eleganti colonne nel chiostro dell’Abbazia di Chiaravalle della Colomba]

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright GIRINGIRO

4 thoughts on “Giringiro tra alcuni borghi del Piacentino

  1. Di tutti i borghi, l’unico che conosco è Castell’Arquato perchè ci abita una mia amica e perchè mille mila anni fa ci sono stata in occasione della rievocazione storica.

  2. Ho letto il tuo articolo con molta attenzione e mi sono segnata il nome di questi borghi. Non abitando lontano da Piacenza (siamo di Monza), sono degli ottimi spunti per delle gite fuori porta nel weekend!

  3. La zona del piacentino mi è totalmente sconosciuta, ma mi incuriosisce molto questo itinerario tra borghi, castelli, abbazie e splendidi panorami! Anche io amo il trekking, altro motivo in più per visitare queste zone!

  4. Sono stata tante volte nel piacentino ma non ho mai avuto il piacere di vedere questi castelli e questi borghi! Mi sono salvata il tuo articolo, seguirò il tuo itinerario facendo qualche gita in giornata.

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