Vista Laghi Lavagnina in inverno

Il percorso piuttosto variegato permette di raggiungere la località Eremiti, ai piedi del Monte Tobbio, partendo dai laghi artificiali della Lavagnina nel basso Piemonte.

Il giro dei laghi della Lavagnina è un classico percorso escursionistico per chi abita nel basso Piemonte. Soprattutto nei fine settimana, anche nella stagione invernale, non è infrequente trovare persone che passeggiano lungo il Lago Inferiore della Lavagnina.

Fin da bambina venivo a camminare in queste zone con i miei genitori anche perchè la prima parte è una tranquilla passeggiata che costeggia il lago Inferiore. Nel corso degli anni, con la creazione del Parco Naturalistico Capanne di Marcarolo, il percorso è stato migliorato, provvisto di segnaletica e pannelli informativi rendendo così l’escursione decisamente più interessante.

Il tragitto dal nuovo parcheggio fino alla diga del secondo lago è una strada bianca in falsopiano. E’ quindi facilmente percorribile anche da chi non ha particolare allenamento. Ciò non toglie che non si debba comunque prestare attenzione. Nel caso in cui lo percorriate con bambini occorre essere vigili perchè il lato verso il lago è scosceso e non ci sono protezioni. Inoltre a volte si possono incontrare cavalli e mountain-bike. I cani, come ricordano i cartelli, vanno tenuti al guinzaglio. Si tratta pur sempre di un Parco Naturalistico!

Il percorso di cui vi sto per parlare prosegue però oltre lo sbarramento tra i due laghi e, diventando decisamente più impegnativo e ricco di saliscendi ed alcuni passaggi esposti, giunge fino alla località Eremiti, ai piedi del Monte Tobbio. Questa seconda parte è dapprima un sentiero in mezzo al bosco poi sbuca su rocce e pietraie inoltrandosi in un paesaggio selvaggio ed a mio avviso affascinante. Sul fondo scorrono prima il torrente Gorzente poi il Rio Eremiti che creano cascatelle e graziosi laghetti. Nella bella stagione è piacevole cercare refrigerio in queste fresche acque anche se scendere sulle rive dei torrenti risulta abbastanza difficoltoso. Solo in pochi punti si può effettuare la discesa senza farsi male. Nei periodi a ridosso di piogge consistenti non è però consigliato sostare nei pressi dei torrenti.

Il Lago Inferiore della Lavagnina
La Casa del Custode ed il Lago Inferiore della Lavagnina a febbraio 2020

Pur trattandosi di due laghi artificiali, il giro è interessante sia per l’aspetto geomorfologico che naturalistico e storico. Quest’anno, con le abbondanti piogge dell’autunno 2018 entrambi gli invasi sono pieni d’acqua. Erano ormai diversi anni che non li vedevo più così ricchi d’acqua come a febbraio 2020. Nell’ultimo decennio a causa dei cambiamenti climatici e della scarsità delle piogge nel periodo estivo il livello si era abbassato notevolmente ed il lago superiore era praticamente interrato.

In queste zone fin fai tempi più remoti si estraeva l’oro, sia il torrente Gorzente che alimenta i due bacini che il suo affluente Rio Moncalero erano rinomati per il quantitativo di piccole pepite e pagliuzze d’oro che vi si potevano rinvenire. Prima i Romani poi i Saraceni, successivamente i monaci fino ad arrivare ai ricercatori di metà ottocento (anche stranieri) diedero vita ad una vera e propria caccia all’oro. Nella zona del Rio Moncalero furono anche scavate alcune miniere per l’estrazione del prezioso metallo. Con il trascorrere del tempo queste zone però non si rivelarono così ricche e tutto si esaurì tra fine 1800 e gli inizi del 1900. Le miniere e gli edifici vennero così abbandonati.

Legata a doppio filo con l’estrazione dell’oro in queste zone e nei fiumi Orba e Piota è anche la leggenda della città di Rondinaria. Pare che questo insediamento romano fosse stato costruito per ospitare gli schiavi addetti all’estrazione del prezioso metallo. Purtroppo sono giunte al giorno d’oggi solo scarse e frammentarie informazioni ma si pensa che il luogo fosse nelle vicinanze di Silvano d’Orba che, in linea d’aria, dista poco più di 10km dai Laghi della Lavagnina.

Quando ero bambina con i miei cuginetti favoleggiavamo su questi ingressi oscuri che erano ancora parzialmente visibili e si addentravano nelle viscere della terra. Molte di queste miniere erano però già crollate o nascoste ed altre fecero la stessa fine o furono invase dalla rigogliosa vegetazione negli anni successivi.

Nel 2019 un paio di vecchie miniere, la M1 e la M13, sono state messe in sicurezza e da giugno è stato possibile visitarle solo tramite visita guidata e prenotata. La gestione delle visite che viene effettuata tra la metà di aprile e quella di ottobre, è curata dall’Ente di Gestione delle Aree protette dell’Appennino Piemontese. Inoltre le miniere della Lavagnina sono molto importanti anche per la salvaguardia della biodiversità. Spero che anche nel 2020 sia possibile effettuare la visita alle due miniere.

Nei periodi di secca, alcune vestigia emergono dal fondale del lago Inferiore: sono i resti di una piccola fabbrica per l’approntamento dei lingotti d’oro che era stata edificata ai tempi della febbre dell’oro.

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Il paesaggio è brullo, quasi selvaggio. Il Monte Tobbio, riconoscibile per la chiesetta sulla cima, domina l’area. Il gigante dalla testa pelata a volte si nasconde dietro a qualche nuvoletta ma altre volte spicca nel cielo terso quasi ad indicare la direzione da seguire.

La copertura della rete mobile è praticamente inesistente.

Il sentiero diventa poi una pietraia
Il sentiero si perde tra le rocce

A volte penso che se il grande regista Sergio Leone fosse stato portato a vedere questi luoghi se ne sarebbe innamorato e li avrebbe usati come set di un suo film.

La prima parte del percorso può essere effettuata in tutti i periodi dell’anno anche se nelle ore pomeridiane estive fa molto caldo. La seconda parte invece, quella più tecnica, andrebbe percorsa in primavera, inizio estate o autunno. Nella stagione invernale c’è il rischio di scivolare sulle rocce in caso di ghiaccio. L’inverno 2019/2020 è stato però abbastanza mite a parte qualche giornata e ci ha permesso di effettuare l’escursione in sicurezza.

In caso di forti piogge nei giorni precedenti l’escursione non è consigliabile avventurarsi lungo il sentiero che fiancheggia il torrente perchè potrebbe straripare.

Nonostante la stagione invernale, nel percorso sulle rocce abbiamo trovato alcune processionarie. Consiglio di prestare attenzione nel caso in cui lo effettuiate con un cane. Inoltre questa zona potrebbe non essere adatta a tutti i cani, la nostra giovane segugia per esempio ha faticato in alcuni passaggi tra le rocce.

Vista Lagho inferiore della Lavagnina e Tobbio
Il lago inferiore ed il Monte Tobbio sullo sfondo

 

Da poco più di un anno non è più possibile arrivare e parcheggiare le autovetture lungo la stretta strada sterrata in prossimità della casa del Custode della diga. Sono pienamente d’accordo con questa decisione. Nei fine settimana c’era molto traffico e molti facevano a gara per parcheggiare nei posti più impensati ed anche pericolosi di questa strada priva di protezioni laterali pur di avere l’auto più vicina possibile alla partenza dell’itinerario lungolago.

In pratica uno sceglieva di andare a camminare in mezzo alla natura ma finiva con il respirare un sacco di polvere e gas di scarico lungo la strada sterrata. Adesso è tutta un’altra cosa!

Dati tecnici:

  • Partenza: parcheggio (P) posto lungo la strada sterrata che conduce alla diga dei Laghi della Lavagnina
  • Tappe intermedie: area attrezzata vicino al lago Superiore della Lavagnina
  • Arrivo: cappelletta in località Eremiti (ai piedi del Monte Tobbio)
  • Lunghezza percorso: circa 7,15km
  • Dislivello: circa 350m (altitudine cumulativa)
  • Quota partenza: 290m s.l.m.
  • Quota arrivo: 582m s.l.m.
  • Tempo percorrenza: 2 ore e 40 minuti
  • Difficoltà: E (escursionistico)
  • Segnavia: due righe parallele verticali di colore giallo
  • Carta/mappe: carta escursionistica Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, scala 1:25.000

Escursione:

Parcheggiamo l’auto e ci prepariamo per l’escursione.

Ci sono due parcheggi vicino alla sbarra: uno è adiacente la strada mentre il secondo è situato pochi metri più in alto. Le aree di sosta sono incustodite e non conviene lasciare oggetti a vista dentro alle autovetture. Nei fine settimana c’è più confusione. Noi, non abitando molto lontano, quando possibile cerchiamo di venire a camminare in queste zone in settimana.

La strada sterrata segue il corso del torrente, si notano le condutture della centrale idroelettrica ed alcuni percorsi utilizzati per la manutenzione delle strutture. Proseguiamo sulla strada principale ed arriviamo in breve alla Casa del Custode (colore giallo).

Poco prima della casa sulla destra inizia un sentiero che passa sopra alla diga. Quello è un altro bel percorso che si svolge nella Valle del Rio Moncalero dove c’erano le miniere.

A fianco della casa del Custode, verso sinistra, una palina indica l’inizio del sentiero che, nella prima parte, costeggia fedelmente il profilo del lago Inferiore della Lavagnina. In alcune giornate, complici anche le condizioni meteo si possono scattare belle fotografie con luci molto particolari sia sul lago che verso il Monte Tobbio che spunta tra gli appennini. Lungo questo tratto troviamo alcuni cartelli che forniscono informazioni sulla vegetazione e le conformazioni rocciose.

La diga che separa i due Laghi della Lavagnina
Lo sbarramento tra il Lago Superiore e quello Inferiore della Lavagnina, sullo sfondo il Monte Tobbio

 

Dopo circa 2km dalla Casa del Custode giungiamo in vista della diga (non percorribile) del secondo lago, ossia il lago Superiore della Lavagnina. Un cartello avvisa che ci stiamo addentrando nel Parco Naturale Capanne di Marcarolo. C’è anche una mappa recente del territorio con le indicazioni di vari percorsi in zona.

Da questo punto il percorso cambia e diventa un vero e proprio sentiero in mezzo alla vegetazione. Fiancheggiamo prima il secondo lago e poi il torrente ma passiamo in buona parte dentro al bosco. Non è infrequente trovare zone umide e qualche sorgente d’acqua. Oltrepassato l’accesso alla spiaggia del secondo lago, che è molto gettonata a Pasquetta e nei fine settimana, raggiungiamo una zona attrezzata con tavoli e panche per fare pic-nic (è vietato accendere fuochi in qualunque stagione).

Il percorso prosegue fino ad un punto in cui alcuni anni fa il sentiero che costeggiava il lago è franato. Un cartello indica la deviazione da seguire sulla sinistra, saliamo alcuni metri nel bosco e scendiamo dalla parte opposta della zona franata. Alcuni gradoni e delle corde aiutano a salire e scendere un più agevolmente.

Laghetto verde lungo corso Gorzente
Uno dei laghetti color smeraldo

Il percorso esce gradualmente dal bosco e diventa sempre più selvaggio, camminiamo fra rocce e sassi. Talvolta saliamo parecchio rispetto al sottostante torrente, in altri punti invece ci ritroviamo a pochi metri di distanza. Il segnavia giallo che si vede su alcuni sassi ci aiuta a non perdere l’orientamento. In questa zona il torrente ha creato diverse pozze d’acqua di un bel colore verde smeraldo. Se come me amate i paesaggi un po’ selvaggi, questo merita sicuramente di esser visto e percorso. Qualche altra piccola frana ci fa rallentare anche perchè Daisy fatica a camminare legata al guinzaglio. Se fosse libera potrebbe scegliere il percorso a lei più congeniale.

Effettuiamo alcune soste in questo tratto più difficoltoso sia per dar modo a Daisy di percorrerlo con i suoi tempi che per scattare alcune foto. In questa giornata infrasettimanale siamo solo noi a percorrelo. A parte lo scrosciare dell’acqua nel sottostante torrente, tutto attorno è silenzio. Pur avendo effettuato questo percorso altre volte, è sempre un’emozione camminare in questi paesaggi così selvaggi ed incontaminati

La mulattiera prosegue poi lungo il Rio Eremiti e più avanti lo attraversa. Giunti sul lato opposto iniziamo a risalire nel bosco fino a giungere sulla strada provinciale SP165 (prestare attenzione).

Giriamo verso sinistra e, dopo aver percorso poco meno di mezzo chilometro, giungiamo presso la Cappelletta in località Eremiti, ai piedi del Monte Tobbio. Il rientro si effettua sullo stesso tragitto dell’andata.

Invece chi avesse ancora birra nelle gambe, perchè non intraprendere l’ascesa al Monte Tobbio? Sulla sinistra della Cappelletta una palina indica i sentieri per salire in vetta. Un cartello segnala che il sentiero classico è interrotto causa frana, un anno fa lo avevo percorso con il cane. Giunti al punto in cui il sentiero è stato interrotto sono chiaramente visibili sul terreno le tracce per poter risalire il versante tra le piante ed evitare la zona franata.

Come arrivare ai Laghi della Lavagnina:

  • da Ovada/Tagliolo/Silvano: il percorso si raggiunge percorrendo la strada provinciale SP170 in direzione Lerma. Dopo aver oltrepassato la località Mascatagliata ed essere transitati sul ponte sul torrente Piota la provinciale inizia a salire. Circa 250 metri dopo il ponte, occorre imboccare una stradina secondaria asfaltata sulla destra (strada al Castello). La strada piuttosto stretta e con alcune curve passa attraverso il bosco, le devastanti piogge dell’autunno 2019 hanno aperto numerose buche e creato qualche piccolo smottamento. Consiglio di guidare con prudenza perchè si rischia di piegare i cerchioni o forare.
    Dopo pochi chilometri si arriva ad uno stop, svoltando a destra si imbocca la strada che porta verso i Laghi della Lavagnina. Arrivati in prossimità di Cascina Cravaria di Sopra la strada asfaltata termina. Tenere la sinistra ed imboccare la strada sterrata che prosegue in direzione Diga Lavagnina. Dopo un centinaio di metri si arriva ad una sbarra dove è possibile parcheggiare l’auto. Da qui ha inizio il percorso escursionistico.
  • Giungendo invece dalla parte opposta (Gavi/Mornese/Castelletto/Montaldeo) occorre percorrere sempre la provinciale SP170 ma. una volta giunti a Casaleggio Boiro, all’altezza di una curva bisogna imboccare la strada a sinistra (strada al Castello). Nella curva c’è un cartello che segnala “Laghi della Lavagnina”. Dopo circa 500 metri si incontra sulla sinistra il bivio che porta ai Laghi della Lavagnina e da qui basta seguire le indicazioni riportate precedentemente. Questo percorso è più agevole rispetto all’altro, ci sono meno buche forse perchè era stato riasfaltato in anni recenti.

Legenda:

  • b1: bivio sulla SP170 per strada Castello (vicino al ponte sul torrente Piota)
  • b2: bivio per Laghi della Lavagnina
  • b3: bivio vicino a località Cascina Cravaria di Sopra (termina strada asfaltata)
  • b4: bivio su SP170 per strada Castello
  • P: aree parcheggio in prossimità della partenza del percorso

Mappa accesso Laghi Lavagnina

Note:

Il percorso è agevole nel primo tratto fino allo sbarramento che separa i due laghi ma non adatto a bambini troppo piccoli o sul passeggino. Nel caso in cui lo effettuiate con dei bambini, occorre prestare attenzione perchè il percorso é a picco sul lago sottostante. La restante parte del tragitto è per escursionisti.
In ogni caso occorrono abbigliamento e calzature adeguati alle escursioni in montagna. Raccomando anche di verificare le condizioni meteo sia prima di partire che nell’arco della giornata.
Noi abbiamo effettuato il giro con la nostra cagnolona Daisy, un segugio francese razza Gascon Saintongeois. In tutta l’area del Parco Naturale Capanne di Marcarolo i cani devono essere condotti al guinzaglio, le violazioni sono passibili di sanzioni pecuniarie. In ultimo ma non per ultimo: ricordo che la valutazione della difficoltà di un percorso è soggettiva, per cui un tragitto facile per alcuni può non esserlo per altri e viceversa.

Traccia GPX:

Tramite il seguente link si accede al mio spazio su Wikiloc dove è possibile visualizzare e scaricare la traccia GPX oltre a vedere l’altimetria, i waypoint ed altre foto: https://bit.ly/2P2oJ7h
La traccia GPX si riferisce solo all’andata, il ritorno si effettua sullo stesso percorso.

Link utili:

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