Il giro ad anello intorno alla frazione di San Luca nel basso Piemonte: un intreccio di storia, natura e geologia.

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Partenza: parcheggio presso chiesa di San Luca (500m s.l.m.)
Tappe intermedie: /
Arrivo: parcheggio presso chiesa di San Luca (500m s.l.m.)
Lunghezza percorso: 10,66 metri
Dislivello: 460 metri (altitudine cumulativa)
Tempo percorrenza: 3 ore circa
Difficoltà: E (escursionistica)
Segnavia: 559, rosso/bianco orizzontale, freccia rossa
Carta/mappe:
Note:

Introduzione:

L’escursione odierna parte dal piccolo abitato di San Luca, posto a pochi chilometri a sud di Molare. La frazione è raggiungibile in auto deviando dalla provinciale SP207 che da Molare conduce ad Olbicella in provincia di Alessandria.

Abbiamo effettuato questa escursione il primo di gennaio 2019. Approfittando di due mesi asciutti ed ottimali come dicembre 2018 e gennaio 2019, siamo riusciti ad effettuare diverse gite nel nostro beneamato appennino basso piemontese. Occorre verificare bene le condizioni meteo e sfruttare le ore centrali della giornata perchè in questi mesi il buio arriva presto e c’è anche il rischio di perdere l’orientamento nel caso in cui cali la nebbia.

Solitamente nella stagione piu fredda scegliamo la Liguria per le nostre camminate ma nell’inverno appena trascorso è stato possibile effettuarne diverse anche nelle nostre zone.

Avevamo già provato a percorrere quest’anello a Pasquetta 2016 quando c’era ancora con noi Meggy il pastore tedesco ma ad un certo punto, prima di arrivare al cimitero di San Luca, avevamo perso la traccia ed eravamo rientrati al parcheggio con l’aiuto del GPS senza riuscire completare l’anello.

In alcuni punti il sentiero è discretamente segnalato, in altri invece le indicazioni latitano o possono creare dubbi anche perchè il percorso si interseca in più punti ad altri due (561 e 556).
Consiglio di scaricare la traccia GPX sul navigatore/cellulare per potersi orientare in caso di dubbi.

 

La segnaletica da seguire lungo il percorso

 

San Luca è la frazione più alta del territorio comunale di Molare, da sempre legata al corso del sottostante torrente Orba e del vicino lago di Ortiglieto e alla Resistenza durante la 2° Guerra Mondiale.

In particolare, se qualcuno di voi volesse leggere alcune interessanti informazioni sul disastro della diga di Molare del 13 agosto 1935 che causò 111 morti e numerosi dispersi, consiglio di dare un’occhiata al sito Molare.net, curato dal sig. Vittorio Bonaria, che ricostruisce magistralmente l’intera vicenda. In fondo all’articolo è riportato il link.

Questo borgo di case raggruppate vicino ad una piccola chiesa è scarsamente abitato in inverno. Invece nella bella stagione, complici anche alcuni eventi organizzati dalla locale Pro Loco e al fatto che parte delle case e cascine della zona si ripopolano grazie ai villeggianti, diventa un po’ più animato.

Tra gli anni 70/80 questo borgo divenne famoso perchè l’Archistar Renzo Piano progettò alcune case particolari con il tetto piano in terra anzichè tegole, sia per mascherarsi meglio nell’ambiente che per motivi di ecocosostenibilità (parola sconosciuta in quegli anni). Le case sono ancora visibili ma nel corso degli anni le strutture sono state ampiamente modificate snaturando l’idea di partenza.

La mappa dell’escursione

Percorso:

Tramite la strada provinciale SP207 raggiungiamo San Luca e parcheggiamo l’auto nello spiazzo vicino alla chiesa. Da qui, dopo esserci messi gli scarponcini, iniziamo l’escursione in compagnia della nostra cagnolona Daisy, un segugio Gascon Saintongeois di due anni pieno di vitalità.

L’escursione parte nelle vicinanze di una piccola area giochi per bambini e di una fontanella con acqua fresca (ottima per riempire le borracce nel caso in cui abbiate dimenticato di farlo). Noi abbiamo iniziato a tracciare il percorso all’altezza del cartello blu con le indicazioni “Casa Rotta / Città”.

Imbocchiamo la strada sterrata che procede brevemente in falsopiano in direzione Casa Rotta / Città, al primo bivio svoltiamo a destra e da quel punto il percorso inizia a salire in maniera costante. Dapprima si passa in una zona prativa poi ci si addentra nel bosco tra pini e castagni. Questa prima parte del percorso è piuttosto ben segnalata (compaiono entrambi i numeri 561 e 559). Il cielo è grigio ma le previsioni non danno pioggia, anzi dovrebbe migliorare un po’ nell’arco della giornata.

La parte iniziale del percorso: Daisy si spazientisce quando perdo tempo a scattare le foto. In effetti il primo di gennaio fa freddino!

 

Il sentiero sbuca su un altro tracciato quasi perpendicolare al nostro, sia a sinistra che a destra troviamo sugli alberi i segnavia rosso/bianco ma non vediamo altre indicazioni. Con il GPS verifichiamo l’orientamento: a sinistra si va verso Olbicella mentre a destra si procede in direzione Bandita/Cassinelle.

Teniamo così la destra e poco dopo giungiamo al punto più alto dell’escursione in prossimità del Monte Ratto. Da qui il percorso si allarga leggermente ed inizia a scendere in maniera dolce ma costante. Dopo circa 900 metri dal punto più elevato, rasentiamo le recinzioni di un paio di case e sbuchiamo su una strada asfaltata (Strada Bandita).

Percorriamo questa carrozzabile in discesa e passiamo vicino ad alcuni sedimenti rocciosi che inglobano ancora resti di conchiglie fossili. Nell’Oligocene Inferiore, 35 milioni di anni fa o poco più, era presente il mare in queste zone ed è tuttora possibile trovare frammenti vari che testimoniano questo passato. Al piccolo Museo Paleontologico Maini di Ovada sono conservati alcuni fossili trovati in queste zone dal naturalista ovadese Sig. Giulio Maini.

Uno dei sedimenti rocciosi che incorporano conchiglie fossili

 

Ad un incrocio teniamo la destra e sbuchiamo su Via Mazzacani. In questa zona in mezzo alla foschia scorgiamo l’abitato di Cassinelle in lontananza sulla sinistra. Dopo circa 300 metri dall’incrocio, all’altezza di una curva, notiamo un segnavia sulla destra ed imbocchiamo un sentierino che si tuffa nella fitta boscaglia.

Il percorso scende ripido tra le piante per circa 1km fino ad arrivare ad una zona umida (nonostante l’inverno estremamente avaro di precipitazioni) che ci costringe a fare qualche zig zag sui bordi per evitare di infangarci e far bagnare il cane.

Un tratto nel bosco

 

Arriviamo nel punto in cui due anni fa non avevamo visto il segnavia ed avevamo proseguito dritti, questa volta però è impossibile non notare la grossa freccia a terra su un tombino che ci fa svoltare a sinistra.

Risaliamo per circa 700 metri nella boscaglia e poi scendiamo in maniera abbastanza ripida fino ad arrivare in prossimità del cimitero di San Luca e, successivamente, di Casa Zoppo. In alcuni punti si fatica un po’ a vedere i segnavia e qui incrociamo anche indicazioni per il percorso 556. Nel frattempo un pallido sole invernale inizia finalmente a farsi vedere.

Il bosco si dirada e camminiamo in una zona con vari cespugli. Sbuchiamo sulla strada asfaltata che avevamo percorso poco prima con l’auto. Giriamo a sinistra in discesa e dopo pochi metri imbocchiamo un sentiero che scende nel bosco sulla destra vicino alla palizzata in legno di una proprietà privata.

La discesa è abbastanza ripida e, seguendo i vari segnavia, arriviamo prima in zona Cascinetta e poi passiamo dietro all’ex Ristorante Miralago. Qui il sentiero sterrato termina sulla strada provinciale SP207. Svoltiamo a destra in direzione Olbicella e, tenendo la sinistra in modo da poter vedere i veicoli che sopraggiungono, proseguiamo lungo la provinciale in fila indiana. In questa stagione la carrozzabile è scarsamente trafficata ma in estate lo è assai visti i numerosi torrenti e laghetti balneabili della zona.

Zona Cascinetta

 

Passiamo vicino ad un cippo che ricorda il sacrificio di alcuni partigiani durante il secondo conflitto mondiale e, dopo circa 800 metri, all’altezza di una curva a gomito, vediamo sulla destra il segnavia che ci indica il sentierino da prendere. Il tratturo si inerpica ripidamente nel bosco di castagni.

Da qui si gode una splendida vista sul sottostante Lago di Ortiglieto perchè gli alberi sono spogli.

Il lago di Ortiglieto

 

Quando siamo quasi sulla sommità del rilievo collinare, il sentiero si trasforma prima in una strada in terra battuta e successivamente in una carrareccia. Passiamo in sequenza le località Pineta, Casa Rotta e Città su una strada in falsopiano e da qui raggiungiamo in breve il punto di partenza dell’escursione.

La giornata invernale è stata gradevole e ci ha permesso di effettuare questa bella escursione in tutta tranquillità, probabilmente sarebbe bello poterla ripetere nell’autunno per ammirare il fenomeno del foliage e le magie cromatiche tipiche di questa stagione.

 

Consigli:

I periodi migliori per effettuare questo anello sono indubbiamente la primavera e l’autunno. Eventualmente, in base alle condizioni meteo, non sono da escludere anche alcune giornate del periodo invernale evitando peró quelle con nebbia oppure con neve/ghiaccio che potrebbero rendere pericolosi alcuni tratti. Non raccomando invece l’estate per le temperature elevate degli ultimi anni, a meno che non si decida di partire al mattino presto.

Il percorso ad anello è agevole ma non adatto a bambini troppo piccoli o sul passeggino. Nel caso in cui lo effettuiate con dei bambini, occorre prestare attenzione sia nei punti più scoscesi che in quelli in cui si deve camminare lungo la provinciale SP207.

E’ un itinerario adatto anche ai nostri amici a 4 zampe.

Occorrono abbigliamento e calzature adeguati alle escursioni in montagna. Raccomando anche di verificare le condizioni meteo sia prima di partire che nell’arco della giornata.

In ultimo ma non per ultimo: ricordo che la valutazione della difficoltà di un percorso è soggettiva, per cui un tragitto facile per alcuni può non esserlo per altri e viceversa.

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Mappa e traccia GPX:

Tramite il seguente link si accede al mio spazio su Wikiloc dove è possibile visualizzare e scaricare la traccia GPX oltre a vedere l’altimetria, i waypoint ed altre foto:  appena possibile caricherò la traccia GPX

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Link utili:

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Sono una viaggiatrice "slow", mi è sempre piaciuto esserlo. Mi piace molto organizzare da sola il viaggio e poi lungo il percorso effettuare delle deviazioni fuori programma, finendo inevitabilmente con l'allungare il tragitto. Per me viaggiare non è ricercare la meta esotica ma è conoscere, imparare, scoprire emozioni, fotografare anche solo con la mente. Per questo penso che "la destinazione non sia così importante quanto il viaggio". Echt genieten!

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