Forte di Gavi Ligure

Diario di una visita all’inespugnabile Forte di Gavi sul finire dell’inverno.

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Da qualunque direzione si arrivi a Gavi non si può fare a meno di notare questa robusta costruzione che si erge sulla sommità di Monte Moro. Il Forte di Gavi si vede dalla strada che arriva da Francavilla Bisio, da quella di San Cristoforo, da quella di Carrosio, dalle provinciali per Bosio e Parodi Ligure. E’ l’ombelico di questa terra di mezzo che non sa se essere più piemontese o ligure o, molto probabilmente, una mescolanza di entrambe.

Forte di Gavi Ligure
Il Forte di Gavi visto da Loc. Vallegge sulla SP160

Il fatto di poter presidiare l’antica Via Postumia e tutti gli altri accessi verso questa importante via di comunicazione furono i fattori che determinarono la scelta di quel posto per erigere una fortezza.

La via Postumia, costruita nel 148 a.C. dal console romano Postumio Albino per scopi militari, si snodava nei territori della Gallia Cisalpina (oggigiorno Pianura Padana) e collegava la città di Genova con Aquileia.

L’importanza di questa strategica via di comunicazione perdurò anche nei secoli successivi e per questo motivo si rese necessario presidiarla adeguatamente. La scelta del luogo ideale per costruirvi un’imprendibile maniero ricadde così su questa ripida rocca d’arenaria, a breve distanza dal tracciato della Via Postumia. La guida ci ha raccontato che nel corso dei secoli fu più semplice espugnarlo con la diplomazia piuttosto che con le armi.
Il forte venne infatti ceduto ed acquistato più volte ma praticamente mai conquistato con la forza.

Purtroppo non è facile stabilire la datazione esatta del primo insediamento su questa montagna. Non esistono documenti ufficiali ma solo alcune narrazioni popolari che si sono tramandate nel corso dei secoli. Probabilmente già in epoca romana esisteva qualche presidio militare su questa rocca ma non ci sono riscontri ufficiali che avvalorino questa ipotesi. D’altronde non lontano da qui i Romani costruirono la città romana di Libarna e magari un presidio militare sulle alture avrebbe potuto far comodo.

Forte di Gavi Ligure
La sequenza temporale dei principali eventi che hanno interessato il Forte di Gavi

Il primo documento che attesta l’esistenza di un castello in questa zona è datato 973dC ed è custodito nell’Archivio di Stato di Genova. In un altro documento del 1191dC è riportato che Enrico VI di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e figlio di Federico I meglio noto come il Barbarossa, donò il castello ed il paese di Gavi alla Repubblica di Genova. Il castello rimase tra le pertinenze della Repubblica genovese per oltre duecento anni fino al 1418 poi passò di mano in mano a varie famiglie potenti del nord Italia: i Visconti di Milano, i Fregoso di Genova, gli Sforza di Milano, i Guasco di Alessandria.

Questi ultimi avevano anche possedimenti nella vicina Francavilla Bisio (ved. articolo sulla Tenuta Bisio) e possedettero il castello ed il paese di Gavi fino al 1528. In quell’anno la Repubblica di Genova acquistò nuovamente sia il castello che il paese dal conte Antonio Guasco e ne mantenne la proprietà fino al 1815.

La trasformazione da castello a fortezza avvenne nel 1540 per mano di un ingegnere militare in forza nelle truppe genovesi che aggiunse dei bastioni e fece rinforzare e modificare la cortina muraria. Tra il 1626 ed il 1629 il frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola diresse ulteriori lavori per irrobustire l’intera struttura. Costui fu un inquisitore ma anche un notevole esperto di costruzioni militari. Anche nei secoli successivi alcuni esperti ingeneri militari apportarono varie modifiche e trasformarono la struttura fino a renderla come noi oggi la vediamo.

La caduta di Napoleone Bonaparte determinò la soppressione della Repubblica di Genova e lo Stato Sabaudo inglobò l’ex repubblica. Da quel momento la fortezza perse la sua funzione difensiva e, durante le due guerre mondiali, diventò un carcere, prima civile e poi militare. Giusto per dare un’idea dell’inaccesibilità del luogo, i prigionieri inglesi definivano Il Forte di Gavi con le parole “Campo Inferno”. Questi termini non si riferivano tanto alle condizioni di vita del campo di prigionia ma all’impossibilità di fuggire.

Secondo la guida, il fatto di essere diventato un carcere salvò la fortezza ed anche il paese di Gavi dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Nel 1946 la fortezza passò alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte. Purtroppo solo nel 1978 iniziarono i lavori di restauro che tuttora continuano. Gli anni fra la fine della guerra e l’inizio del restauro furono però un periodo di oblio e totale abbandono dell’intera struttura che venne spogliata e depredata degli arredi e di quasi tutto il materiale in essa contenuto.

La sua struttura possente si staglia sulla sommità di questa piccola montagna di arenaria a strapiombo sull’abitato di Gavi Ligure in provincia di Alessandria e non ha nulla da invidiare a numerosi forti presenti in altre zone del Piemonte o in Valle d’Aosta. Sembra quasi sorgere dalle rocce sottostanti, in alcuni tratti si fatica quasi a capire se si tratti di roccia o muraglione. Dalla sua sommità si gode un bellissimo panorama sul territorio ed i paesi circostanti fino ad arrivare alle cime che separano il Piemonte dalla Liguria.

E’ costituito da due strutture distinte, il Basso e l’Alto Forte, anche se piuttosto simili come configurazione perchè caratterizzate da un lungo e stretto cortile con attorno gli edifici. L’Alto Forte ha inglobato nel tempo i resti  del castello medievale ma non è purtroppo visitabile per questioni di sicurezza.

Domenica scorsa ho approfittato della piacevole giornata di fine inverno 2019 per partecipare ad una delle visite guidate pomeridiane e rivedere il Forte di Gavi.

La visita inizia da un portale semi nascosto, situato ai piedi del Bastione Passaparola sul versante orientale. Era un’entrata secondaria ma, non appena si varca il portone, non si può non restare affascinati dalla vista delle pareti scalpellinate a mano per creare il passaggio nella roccia che scende fino al piano principale del Basso Forte. Questa sorta di galleria sembra quasi un orrido scavato nei secoli dall’acqua ma è stata la mano dell’uomo a scolpirla.

Forte di Gavi Ligure
Il cortile del Basso Forte con le prigioni (sui fianchi) e la cappella (sul fondo)

Da qui si raggiunge il Basso Forte con il suo cortile interno, la cappella sul fondo e gli edifici a due piani sui lati che vennero adibiti a celle di prigionia (parte inferiore) e a magazzini e mense (parte superiore). Nelle prime celle sulla sinistra c’è un piccolo museo con alcuni pannelli informativi che spiegano in dettaglio la storia del forte e delle sue strutture nel corso dei secoli. Ci sono anche alcuni frammenti di bombe  rinvenute durante gli scavi.

La guida ci ha raccontato che nel forte vennero ospitati la moglie ed i figli di Federico I il Barbarossa per alcuni mesi. Anche Napoleone Bonaparte fece visita al Forte di Gavi dopo la vittoriosa battaglia di Marengo perchè gli era stato riferito che le truppe del forte avevano dato una mano a quelle francesi bloccando i rinforzi dell’esercito austriaco in arrivo da sud lungo la Via Postumia. Oltre che le visite di personaggi storici famosi, le mura del Forte narrano anche di fughe, più o meno rocambolesche, di prigionieri come per esempio quella del maggiore inglese Jack Pringle.

Sul fondo del cortile si staglia quella che una volta era una cappella e che poi venne trasformata in una doccia per i prigionieri con tanto di acqua calda. L’acqua veniva riscaldata tramite una caldaia in ferro che venne rinvenuta durante gli scavi ma che non si è potuto restaurare.

La visita prosegue poi sul Baluardo di San Tomaso che si trova al di sopra del portale di accesso al Forte. Qui si notano un paio di torrette di guardia in mattoni che vennero parzialmente ricostruite durante i restauri. Sopra ad una cunetta, in una zona non accessibile al pubblico, si scorge un’altra garitta che è sopravvissuta intatta nel corso dei secoli ed un piccolo vigneto. Nel periodo intercorso fra la prima e la seconda guerra mondiale vennero impiantati nel Forte alcuni vigneti sperimentali su richiesta del Consorzio Antifilosserico. Lo scopo di questo consorzio era quello di individuare tutti i provvedimenti atti a impedire o ritardare la diffusione della filossera in provincia.

Affacciandosi da questo bastione si gode una bella vista sull’abitato di Gavi e sulle zone circostanti. Da qui si riesce a vedere parte del tracciato dell’antica Via Postumia. A mio avviso è molto bello anche il percorso con ciotoli e mattoni in costa che permette di raggiungere il Baluardo di San Tomaso.

La visita prosegue poi nella parte inferiore del Basso Forte, passando attraverso quello che era il portone principale. In origine c’erano un ponte levatoio ed un fossato a proteggere questo accesso ma, durante i lavori di ammodernamento e trasformazione da castello in fortezza, vennero entrambi smantellati. Sono comunque ancora visibili i segni degli attacchi del ponte levatoio ai lati del portone e le aperture tonde sul soffitto della copertura in prossimità del portone principale.

Da queste caditoie i soldati lanciavano liquidi bollenti sugli assalitori che erano riusciti a varcare il portone, come per esempio il piombo fuso perchè, una volta solidificato, poteva poi essere recuperato e nuovamente fuso. Un’altra sostanza utilizzata era forse l’acqua bollente. In questo modo non si danneggiava il selciato sottostante che, normalmente, era utilizzato anche dai carri che portavano le scorte al castello. Usando invece liquidi grassi oppure oli c’era il rischio di impedire l’accesso ai carri tramite questo passaggio. Dal portone usciamo sul Bastione Mezzaluna, in questa zona si vede e visita una delle polveriere presenti nella fortezza.

Tramite un piccolo accesso ricavato nel muraglione e nella roccia imbocchiamo una stretta scala che ci permette di ritornare vicino al cortile del Basso Forte e qui termina la visita guidata.

Forte di Gavi Ligure
Il Bastione Mezzaluna visto dal soprastante Baluardo San Tomaso

Il Forte di Gavi è una bella struttura e merita una visita anche se la porzione visitabile è piuttosto ridotta. Un applauso alla nostra guida che è stata molto abile nel narrare la storia di questa fortezza e disponile a rispondere a tutte le nostre domande.

Auspico che in tempi ragionevoli anche altre parti del Forte siano rese fruibili al pubblico.
Sarebbe bello poter attirare un maggior numero di visitatori, magari installando una mostra permanente o creando un piccolo museo con alcuni dei reperti  provenienti da edifici e scavi della zona. Al momento, ritengo che manchi ancora un quid per renderla una vera attrazione turistica.

Forte di Gavi Ligure
Vista della parte meridionale del Forte: il torrione che si nota era probabilmente il Maschio dell’antico castello

Il complesso fa parte del Polo Museale del Piemonte ed aderisce all’iniziativa che prevede che la prima domenica di ogni mese l’ingresso sia gratuito per tutti. Ovviamente in questa giornata l’affluenza è maggiore ed è bene non arrivare negli ultimi minuti prima della partenza del giro turistico. Le visite sono solo guidate e durano circa 60 minuti con partenza alla mezz’ora. Per i giorni di apertura/chiusura e gli orari consiglio comunque di consultare il sito dell’Associazione Amici del Forte di Gavi a questo link.
Un gruppo di estimatori di questa fortezza fondò l’Associazione Amici del Forte di Gavi nel 2007. Da allora questo gruppo collabora con la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per promuovere il Forte di Gavi attraverso inziative culturali e folcloristiche.

 

Come raggiungere il Forte di Gavi:

Per accedere al Forte di Gavi in auto occorre procedere lungo la strada provinciale SP161 che in quel tratto si chiama Via Zeffirino Bertelli.
Arrivando da Gavi, subito dopo aver passato il parcheggio delle corriere si imbocca la stretta strada sulla sinistra “Via Al Forte” che sale ripidamente.
Giungendo invece dalla parte opposta, pochi metri dopo il cimitero di Gavi, occorre svoltare a destra sulla strada sopra indicata.
Bisogna procedere con cautela perchè questa strada è stretta, ripida e tortuosa e a doppio senso di marcia; ogni tanto c’è una piazzola ove sostare per far passare i veicoli che procedono in senso opposto. E’ vietato l’accesso ai mezzi superiori ai 22 posti. Nell’ultimo tratto la Via Al Forte diventa sterrata e polverosa.
Ai piedi del muraglione del forte ci sono tre zone adibite al parcheggio auto. Un paio di esse sono molto piccole e la terza, raggiungibile con una rampa stretta e ripida, può contenere al massimo 10-12 auto se ben parcheggiate.
Lungo questa strada si notano, poco prima di arrivare al Forte un paio di edifici in pietra che richiamano lo stile della Fortezza. In passato erano degli avamposti di guardia che sono poi diventati abitazioni private.
I caselli autostradali più vicini sono Ovada sulla A26 (circa 26km), Serravalle Scrivia sulla A7 (circa 9km) ed Arquata Scrivia sulla A7 (circa 10,5km).

In alternativa è possibile parcheggiare a Gavi nella centrale piazza Dante Alighieri. Da qui si arriva al forte dopo circa mezz’ora di camminata tramite un percorso che parte vicino alla Caserma dei Carabinieri.
Si imbocca poi Via Circonvallazione e da qui si seguono le indicazioni per raggiungere il Forte. Il sentiero sterrato sale, tramite alcuni tornanti, fino ad uno dei piccoli parcheggi ai piedi del muraglione del Forte. Il cammino è abbastanza ripido ma fattibile, conviene comunque utilizzare scarpe con suole comode e che abbiano un minimo di presa sul terreno. Questa è la soluzione che preferisco per accedere al complesso. I parcheggi in prossimità del Forte sono limitati e mi piace l’idea di raggiungerlo tramite questo percorso che risale Monte Moro.

Come ulteriore possibilità, il Forte di Gavi si presta ad essere raggiunto dai paesi del circondario con una bicicletta elettrica o a pedalata assistita. Alcuni B&B della zona le noleggiano ai loro ospiti. Più in generale, Gavi ed i suoi dintorni meritano di esser scoperti con questo mezzo ecologico che permette, anche a chi non è allenato, di affrontare salite e percorsi di una certa lunghezza.

 

Mangiare in zona:

A Gavi e dintorni è possibile gustare pietanze tipiche del territorio ed innaffiarle di buon vino locale, rosso o bianco. La cucina del Basso Piemonte strizza l’occhio a quella Ligure, d’altronde la Repubblica di Genova ha dominato su molte di queste zone per diversi anni. Da non perdere: gli amaretti di Gavi. In particolari quelli di G.B. Traverso di Gavi, nati nel 1780, che hanno deliziato molte persone nel corso dei secoli. Il famoso ciclista Fausto Coppi era un estimatore di questi amaretti. Eccellenti anche quelli del Caffè del Moro, storico locale dal fascino retrò situato nella centrale Via Mameli. Queste sono poi le terre del vino Cortese, nei dintorni di Gavi è tutto un fiorire di splendidi vigneti e tenute.
Per i celiaci la scelta è invece un po’ limitata. Purtroppo negli ultimi anni hanno chiuso un paio di ristoranti della zona che si erano specializzati nella somministrazione di pasti senza glutine. Consiglio di consultare l’App AIC Mobile.

Ulteriori suggerimenti di visita:

Gli scavi della città romana di Libarna a circa 6,5 km da Gavi. Per informazioni sui giorni di apertura e gli orari di visita fate riferimento al link sottostante.

 

Link utili:

 

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Sono una viaggiatrice "slow", mi è sempre piaciuto esserlo. Mi piace molto organizzare da sola il viaggio e poi lungo il percorso effettuare delle deviazioni fuori programma, finendo inevitabilmente con l'allungare il tragitto. Per me viaggiare non è ricercare la meta esotica ma è conoscere, imparare, scoprire emozioni, fotografare anche solo con la mente. Per questo penso che "la destinazione non sia così importante quanto il viaggio". Echt genieten!

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