Tenuta Bisio

Giornata FAI d’autunno alla Tenuta Bisio

Alla scoperta della Tenuta Bisio, un complesso poco conosciuto ma ricco di fascino e storia.

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Mentre il sabato pomeriggio, quando avevo visitato il Castello di Tagliolo, il meteo era stato piacevole e con temperature decisamente alte per la stagione tanto da poter resistere in t-shirt, la domenica si è precipitati in un clima tipicamente autunnale. Foschia densa, nuvole basse e temperature caratteristiche della metà di ottobre l’hanno fatta da padrone.

Tenuta Bisio

Il filo conduttore delle Giornate FAI d’Autunno, organizzate dalla Delegazione FAI di Novi Ligure, è stata la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, agricolo ed enogastronomico di questa fetta di territorio nel basso Piemonte.

Il 2018 è stato infatti un anno speciale per la tradizione gastronomica e culinaria del Belpaese. I Ministeri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dei Beni Culturali e del Turismo hanno consacrato il 2018 come Anno nazionale del cibo italiano. L’iniziativa del FAI di Novi Ligure, chiamata “Segni di storia tra colline e vigneti del Basso Piemonte”, si è quindi inserita in questo contesto.

Tenuta Bisio

La proposta della delegazione FAI di Novi Ligure prevedeva la visita ai seguenti complessi nei giorni 13 e 14 ottobre:
– la tenuta Bisio
– la Villa La Centuriona
– la Tenuta Giustiniana

Dopo essermi consigliata con una volontaria FAI di Novi, ho optato per visitare la Tenuta Bisio. Inutile dire che sono rimasta molto soddisfatta.

Tenuta Bisio

Il complesso dell’attuale Tenuta Bisio si trova nell’omonima località sulla provinciale SP160 che da Basaluzzo porta a Gavi, circa 3 km dopo l’abitato di Francavilla Bisio.

Si erge in un fondovalle poco lontano dal corso del torrente Lemme. Di fronte si stagliano le colline ricche di vigneti della zona Aureliana ed alle spalle si ergono i fitti boschi che risalgono il declivio fino alla località di Pessenti.

In epoca medievale fu una grangia cistercense del monastero Sant’Andrea di Sestri Ponente (Ge), ora sconsacrato ed adibito ad altri usi.

La parola grangia o grancia era una antico termine di derivazione latina ed indicava un edificio destinato al ricovero del grano e delle sementi, un granaio per farla breve. Successivamente il termine passò ad identificare non più un singolo edificio ma un intero complesso agricolo. Il termine venne probabilmente diffuso dai monaci cistercensi che bonificarono ampie zone paludose ed inservibili nel medioevo e le resero coltivabili, creando queste aziende agricole che erano delle vere e proprie succursali dei monasteri principali. Le grange erano solitamente costituite da un grande cortile centrale, su un lato si trovavano le stalle, i magazzini, i ricoveri degli attrezzi da lavoro. Negli altri lati invece vi erano gli edifici di abitazione.
Alcuni resti della parte più antica sono visibili nell’ampio cortile dove si trovano macchinari e strutture dell’azienda agricola.

Dal 1400 divenne un feudo della famiglia Guasco di Solero (Al), i cui discendenti tuttora la posseggono.

Un bel viale alberato porta al cancello principale della tenuta che è fiancheggiato da un gigantesco platano. All’interno si trova la bella residenza padronale con annessa cappella ed il bel parco con piante secolari.

Le guide per la Giornata FAI d’Autunno sono stati alcuni studenti del Liceo Amaldi di Novi Ligure (Al). Molto bella l’idea di affidare a giovani studenti la possibilità di diventare ciceroni per un giorno e dare la possibilità al pubblico di (ri)scoprire porzioni del nostro territorio che spesso sono ignorate.

Tenuta Bisio

Sulla facciata dell’edificio che è oggetto di visita si notano gli stemmi della famiglia Guasco ed una meridiana. Al di sotto di questa spicca inoltre un piccolo affresco del 1586 raffigurante un crocifisso che è stato probabilmente ricoperto da strati di intonaco nei secoli. Di questi stemmi se ne vedranno diversi. Alcuni di essi presentano disegni e simboli aggiuntivi ad indicare i vari intrecci che la famiglia Guasco ebbe nel corso dei secoli con corti europee ed anche con la Chiesa Cattolica Romana. In uno di questi si riconosce la “Basilica”,  termine utilizzato in araldica per indicare l’ombrellone papale. Le famiglie che dettero sommi Pontefici alla Chiesa Cattolica o furono da questa privilegiate per vari meriti, ricevettero il permesso di usare il simbolo della Basilica con le due chiavi pontificie intrecciate.

Tenuta Bisio

La visita prosegue poi al primo ed al secondo piano dell’edificio; le altre strutture sono abitate e non visitabili.

In diversi punti dell’edificio sono presenti scritte che ricordano gli anni in cui vennero effettuati dei lavori di restauro, per esempio sul portale di ingresso si nota un 1678. Tra i temi decorativi ricorrenti c’è anche la scritta “C’est mon desir” (è mio desiderio) che divenne il motto della famiglia Guasco.

Tenuta Bisio Tenuta Bisio

Visitando questo edificio si notano i soffitti a cassettoni, le pitture con temi floreali o le decorazioni a grottesca in alcune stanze della fine del 700. Da segnalare il ritratto della regina Margherita di Valois, meglio nota come regina Margot, che rievoca i legami tra la famiglia Guasco e la Corte Francese.

Tenuta Bisio

Salendo la bella scala in pietra si passa nella piccola e graziosa biblioteca ricca di volumi. Successivamente si sale anche nelle sale superiori dove troneggiano un grosso tavolo da biliardo ed un vistoso stemma di famiglia, carico di simboli. Si passa quindi in una piccola galleria di ritratti degli avi ed in una stanza dove sono custodite diverse carte con i vari possedimenti della famiglia.

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In ultimo si scende nella piccola cappella caratterizzata da una bella balconata in legno dalla quale la famiglia Guasco poteva assistere alla messa. L’accesso a questa balconata avveniva direttamente dal palazzo attraverso una porta che è ancora visibile nella sala da pranzo.

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Questa è stata la prima volta che la Tenuta Bisio è stata aperta al pubblico per le visite. Nel corso dell’anno non è visitabile. Spero che anche negli anni a venire possa essere aperta in occasione di queste giornate. Già in mattinata c’era una discreta coda all’ingresso e nel corso della giornata è aumentata ulteriormente; segno che le giornate FAI d’Autunno hanno riscosso un gran successo di pubblico.

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Grazie ancora ai responsabili ed ai volontari della Delegazione FAI di Novi Ligure per la bella ed interessante iniziativa.

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Sono una viaggiatrice "slow", mi è sempre piaciuto esserlo, mi piace molto organizzarmi il viaggio e poi lungo il percorso effettuare delle deviazioni fuori programma, finendo inevitabilmente con l'allungare il tragitto. Per me viaggiare non è ricercare la meta esotica ma è scoprire emozioni, per questo penso che "la destinazione non sia così importante quanto il viaggio"

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